
Uno spaccato dell’Italia degli anni 80 dove i ragazzi giravano con i giubbini dalle spalle a mò di corazza e lo stereo appoggiato alle orecchie.
Anni in cui Milano era la metropoli dove si scontravano gang di ragazzi del nord con quelle di ragazzi provenienti dal sud in cerca di lavoro.
In questa atmosfera, gioiosa e serena, si snoda il film, accusato a torto di essere vetusto, divertente e scanzonato.
Due protagonisti: Felice, interpretato da Diego Abatantuono, primogenito di cinque figli che vive alla periferia di Rho con i fratelli di cui si sente figura paterna e dominante.
Convinto di essere un don Giovanni dal magnetismo irresistibile e la parlata degna del traduttore della stele di Rosetta, è da sempre in lotta con il milanese Romeo, un belloccio con la stessa convinzione dell’avversario.
Nemici, ma come spesso accade, più simili di quanto si pensi.

E come poteva non esserci una bella sorpresa in quella che sembra una faida moderna e un’ po’ grottesca tra Capuleti e Montecchi?
Giulietta, la sorella di Felice, conosce Romeo e se ne innamora, ricambiata.
I due cercano, in ogni modo, di difendere il loro amore senza non pochi problemi.

Commedia romantica e irriverente, simbolo degli anni ottanta che racconta, in modo divertente e leggero, i sogni e le aspirazioni di tanti ragazzi.
Non sicuramente un prodotto impegnato, ma degno di nota per l’interpretazione sempre sopra le righe di Abatantuono.
Mai scontato, sempre canzonatorio e vernacolare.
Da capire, qualche volta, con il traduttore sottomano.

