
All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
Dei sepolcri, Ugo Foscolo
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?
In provincia di Varese, nella cittadina di Viggiù, vi è un piccolo e raccolto camposanto, attualmente non più utilizzato, che però ha mantenuto nei secoli fascino, suggestione e mistero.
Il complesso cimiteriale vede la luce agli inizi dell’800, e le tombe sono preziosa testimonianza dell’arte funeraria di due secoli fa: epoca in cui, la celebrazione dei defunti era parte integrante della vita stessa. Il ricordo e la sua importanza erano le fondamenta principali per la creazione di monumenti funerari meravigliosi e suggestivi.
Basti pensare a come Ugo Foscolo, nella sua opera I Sepolcri, ponga attenzione e si raccomandi sull’importanza di preservare la memoria e la cultura stessa legata alla morte.
Il cui distacco trova conforto grazie alla cura di luoghi sacri come un camposanto.
Tombe che raccontano vite, molte delle quali dalla durata troppo breve.

E’ proibito seppellire cadaveri umani in altri luoghi che nei cimiteri.
Editto di Saint Cloud
Questi saranno necessariamente collocati fuori dall’abitato dei comuni.
Napoleone, nel 1806, emise l’editto di Saint-Cloud con cui veniva ordinata la sepoltura e la creazione di camposanti al di fuori delle mura cittadine, e il cimitero di Viggiù venne edificato in questo nuovo contesto storico. La nuova legislazione, che incontrò non poche critiche ed opposizioni, era stata creata con l’intento di garantire maggior tutela igienico sanitaria.
Fu dismesso nel 1910 per mancanza di spazio: ciononostante, la sua storia e la bellezza degli scenari che regala è molto cara ai cittadini di Viggiù e nota in tutta la provincia.
In ogni stagione dell’anno, con una predilezione per l’autunno, è possibile ammirare le lapidi, i cippi e i monumenti di questo piccolo angolo di paese. Cartoline naturali di un’epoca passata, rimasta intatta nella sua bellezza.

Si possono ammirare, al suo interno, delle piccole perle di architettura. L’utilizzo di marmi locali, monumenti funebri e lapidi commemorative regalano un fascino intramontabile.
E’ noto come, nel corso degli anni, molti artisti della zona si siano contraddistinti per la lavorazione maestosa e pregiata di materiale marmoreo e gesso.
Inoltre è considerato anche un luogo ricco di leggende legate alle tombe più suggestive. Vite spezzate, ma rese eterne dalla meraviglia dei loro sepolcri.
La natura e il tempo che passa aggiungono fascino ulteriore ad un luogo che è già leggenda.

Vi è la tomba forse più nota del cimitero, quella di Adalgisa Cassani Farè, le cui notizie storiche sono pressoché nulle, ma il cui sguardo penetrante sembra accompagnare ogni visitatore.
Una lapide molto toccante e scenografica è quella dedicata ad una mamma, spesso le foglie che si adagiano sopra di essa creano una sorta di coperta naturale colorata e che il vento sposta quasi come una danza.
Ogni angolo è una sorpresa per il cuore da esplorare e preservare.

Come, hai come, o natura il cor ti soffre
Dialogo della Natura e di un Islandese (vv. 98-107)
di strappar dalle braccia
all’amico l’amico,
al fratello il fratello,
la prole al genitore,
all’amante l’amore: e l’uno estinto,
l’altro in vita serbar? Come potesti
far necessario in noi
tanto dolor, che sopravviva amando
al mortale il mortal? …

