Roma Città Aperta

Finirà, Pina, finirà. E tornerà pure la primavera. E sarà più bella delle altre, perché saremo liberi. […] Noi lottiamo per una cosa che deve venire, e non può non venire. 

Francesco

Anche a distanza di più di 80 anni, questa pellicola graffia ancora l’anima ed è, a tutti gli effetti, uno dei film meglio rappresentativi di quel drammatico periodo storico.

Roberto Rossellini, uno dei maggiori esponenti del cinema neorealista si ispirò ad alcune vicende e personaggi realmente accaduti.

Fu un progetto molto coraggioso, un banco di prova per gli stessi attori: Aldo Fabrizi era, per lo più un promettente e capace attore di varietà. E la sua interpretazione drammatica fu una delle più straordinarie. Il suo personaggio, Don Pietro, è un parroco dalle mille premure e attenzioni verso gli ultimi e i bisognosi: sua principale preoccupazione sono i tanti bambini orfani e mutilati che egli ospita nella parrocchia con affetto paterno. E’ innegabile il rimando a Pietro Pappagallo e don Giuseppe Morosini.

Anna Magnani non fu da meno, intensa, drammatica e vittima di una guerra che ha dimenticato la pietà e ogni forma di umanità. Il suo personaggio si ispira a Teresa Gullace: una povera donna uccisa mentre tentava di parlare con il marito prigioniero, di fronte al figlio tredicenne.

La trama si snoda in clima difficile e complicato. Siamo nella Roma del 1944, gli Alleati sono alle porte ma la capitale è ancora sotto il giogo dispotico di Gestapo ed SS.

La resistenza capitolina cerca di combattere le barbarie in atto come meglio può, aiutata anche da un fitta rete di connivenza popolare , ma i rastrellamenti e le spie sono sempre in agguato. Persino tra i romani, molti decidono di vendere informazioni pur di salvarsi la pelle. Una guerra civile al massacro che cannibalizza ogni cosa, estraniando gli uomini dalla loro stessa natura umana rendendole bestie affamate di ogni cosa.

Due militanti, Francesco e Giorgio, cercando di fuggire alla cattura grazie all’aiuto della compagna di Francesco, Pina (interpretata da Anna Magnani) e di Don Pietro (Aldo Fabrizi). Uomini decisi a combattere e portare avanti le loro idee ad ogni costo.

Il primo riuscirà a fuggire ma vedrà Pina crivellata di colpi ai sotto suoi occhi e quelli del figlio, raccolta in estremo atto di pietas dal prete in una delle scene più struggenti e raccapriccianti del film. Una sorta di pietà rappresentata al contrario, dove un figlio disperato raccoglie la madre aiutato da un religioso che si interroga sul perchè di quella barbarie senza senso.

Giorgio sarà catturato e torturato fino alla morte dalla Gestapo, tradito da una sua amica caduta vittima della droga. Per il parroco, suo compagno di prigionia e condannato per complicità, spetterà l’esecuzione capitale. Don Pietro è martire di una grandezza infinita e dallo sguardo che scuote il cuore, quasi interrogasse dal profondo l’anima attraverso lo sguardo e senza porre alcuna domanda.

Ho sempre pensato che poche interpretazioni mi abbiano mai scosso come questa: una recitazione ricca di pathos anche nei momenti di silenzio, interpretazione che racconta e scruta nel profondo e che trova il suo culmine nella scena finale.

Atto empio compiuto di fronte ai bambini che l’uomo aveva aiutato che si recano a dargli un ultimo, delicato ed affettuoso, saluto. Lo stesso plotone mancherà la mira volutamente per dare all’ufficiale tedesco la colpa di un’omicidio totalmente disumano.

La storia del cinema si divide in due ere: una prima e una dopo Roma città aperta.

Otto Preminger

Al giorno d’oggi un film del genere potrebbe risultare difficoltoso da capire. Il Neorealismo è una corrente artistica e letteraria che racconta una realtà molto lontana da quella attuale e che, purtroppo, sta risentendo della perdita naturale dei testimoni diretti.

Descrive una precarietà al limite dell’umana ragione: uomini usati come pedine dai potenti e che sopravvivono come possono, lottando per i loro ideali. Costretti a violenze, ben visibili e con poca possibilità di immaginazione, di ogni genere da uomini che si fregiavano di essere la razza prediletta per primeggiare.

Sono fermamente convinta che un capolavoro del genere non debba assolutamente essere dimenticato, come sta succedendo soprattutto negli ultimi anni. Nonostante la guerra e le barbarie siano, letteralmente, alle porte dell’ Europa pochi ricordano o hanno memoria delle nefandezze passate.

Come se si volesse condannare al silenzio una pellicola che è testimonianza di fatti realmente accaduti.

L’oblio a cui pare siano condannate certe vicende è qualcosa di atroce e contro cui dobbiamo combattere, sempre.

Ricordando che prima della guerra e della fame, uccidono l’ignoranza e e l’indifferenza.


Io sono un sacerdote cattolico e credo che chi combatte per la giustizia e la libertà cammini nelle vie del Signore, e le vie del Signore sono infinite.

Don Pietro al maggiore Bergmann

Non è difficile morire bene. Difficile è vivere bene. 

don pietro

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