La Napoli più bella: quella di BellaVista

«In questo mondo del progresso, in questo mondo pieno di missili e bombe atomiche, io penso che Napoli sia ancora l’ultima speranza che resta all’umanità per sopravvivere.»

Professore Bellavista

Parafrasando una delle affermazioni di mio nonno , siciliano di nascita e lombardo di adozione, “nipote del meridione, figlia di settentrione: l’emigrazione e i suoi figli sono la prova che si è fatta l’Italia” posso introdurre uno dei più bei film che abbia mai visto.

Una produzione che racconta la Napoli più bella e incredibile. Profumata di filosofia e straripante di voglia di vivere, nonostante l’infinita precarietà. Nella pellicola sono presenti alcuni tra i vicoli più suggestivi della città partenopea.

Fatta di persone semplici, generose, affettuose e con una poetica tutta loro.

La doccia è milanese perché ci si lava meglio, consuma meno acqua e fa perdere meno tempo. Il bagno invece è napoletano: un incontro con i pensieri. 

Bellavista

Protagonista, uno dei pensatori che mio padre adorava e che ho sempre seguito con profonda ammirazione. Impiegato IBM per necessità del posto fisso, ma filosofo nelle viscere: Luciano De Crescenzo.

Nella pellicola interpreta il professor Bellavista, docente in pensione che non ha mai smesso di insegnare. Come Platone e Socrate, egli intrattiene una sorta di classe a cui partecipano diversi personaggi. Uomini dalle vite e dai lavori variegati. Un poeta, un portiere, uno spazzino e un maresciallo in pensione che cercano di apprendere con entusiasmo e trasporto gli insegnamenti dell’uomo rendendoli attuali anche nelle loro vite, non sempre semplici e lineari. Dalle loro parole, si evince la difficoltà di convivere con la disoccupazione.

Straordinaria la scena in cui Mimì, spazzino, racconta ai suoi amici di una comunità di recupero in Campania dove un prete accoglie gli ex tossicodipendenti per reinserirli nel mondo del lavoro. L’uomo, avendo il fratello disoccupato, chiede al religioso aiuto. Ma quest’ultimo ribadisce che l’ospite deve essere “drogato garantito”.

E il povero operatore ecologico, conclude il suo aneddoto con una frase ironica ma veramente amara: “abbiamo provato a dirgli di farsi qualche segno, ma sapete lui è un bravo ragazzo e non è cosa”.

Come si fa a capire quando uno è stoico e quando uno è epicureo? È una cosa semplicissima: gli stoici amano i grandi obiettivi posti al di là della vita e per questi obiettivi loro sono disposti a morire […]. I cristiani sono stoici, eh sì, perché i cristiani che cosa vogliono? Vogliono la felicità eterna e come dicono i cristiani: siamo nati per soffrire. […] I marxisti sono stoici perché vogliono la giustizia per tutti e per questa giustizia sono disposti a sopportare la dittatura del proletariato e la rivoluzione, che detto tra di noi sono cose scomodissime. Cazzaniga è stoico, si alza alle sei e mezza alla mattina perché vuole diventare direttore generale dell’Alfa Romeo. Noi no, noi siamo epicurei, noi ci accontentiamo di poco, purché questo poco ci venga dato al più presto possibile.

Bellavista

La cornice è quella di una città che deve fare i conti con il lavoro che manca per tutti e spesso diventa un miraggio, con la camorra che spadroneggia indisturbata seminando paura e con la povertà. Nonostante tutto la gente sopravvive affrontando tutto con una dignità che ha ben pochi eguali.

Perché, ed è bene ribadirlo, il meridione non è solo festa, delinquenza ed ignoranza.

Eccezionale il discorso che De Crescenzo fa ad un camorrista, venuto a riscuotere il pizzo al negozio del genero. In modo pacato, ma deciso, ribadisce quanto sia dannoso che gli stessi napoletani si combattano nelle tante faide delinquenziali che non fanno altro che disperdere la bellezza umana.

In questo film, attraverso una narrazione piacevole e delicata, viene analizzata l’eterna dicotomia tra nord e sud. Lotta eterna di un paese tra i più contradditori al mondo.

Capace di essere maledetto e meraviglioso allo stesso tempo, amato e odiato, progredito e arretrato, ricco e povero.

Si è sempre meridionali di qualcuno. 

Bellavista

Bellavista si fa portavoce delle idee e della bellezza del sud, dividendo il genere umano in due importantissime e famosissime categorie: gli uomini d’amore e quelli di libertà. Su modello socratico, il suo insegnamento verte verso un procedimento tipicamente maieutico: tende a far ragionare i suoi “discepoli” fino a farli arrivare alla conclusione che egli stesso aveva delineato. In un salotto della buona borghesia partenopea si fa esattamente ciò che si faceva ad Atene millenni orsono. Si parla, si discute e si diventa migliori attraverso la filosofia.

In un accurato studio socio- antropologico, il professore analizza e descrive tutte le caratteristiche che questi individui presentano. Studiate minuziosamente e categorizzate con estrema precisione e dovizia di particolari.

Gli uomini di libertà, manco a dirlo, sono i milanesi: ossessionati da lavoro e ricchezza, con la mania della doccia e dell’albero.

Quelli d’amore sono i napoletani: amanti del bagno, ossia l’incontro con i pensieri per eccellenza, e devoti al presepe.

Tuttavia l’arrivo nel palazzo del professore, una sorta di microcosmo di anime con tante caratteristiche e mansioni differenti, del dott. Cazzaniga, direttore del personale dell’Alfa Sud di Pomigliano e milanese doc creerà non pochi squilibri in questo piccolo universo.

Sconvolgendo e sradicando le sue convinzioni più intrinseche, l’incontro tra i due avrà un risvolto inaspettato e un po’ triste.

Non per qualche scena tragica o un lutto particolare, ma perché il finale sarà simile a quello di molti giovani napoletani che sono diventati importanti ed affermati professionisti in tutta Italia, tranne che nella loro città natale.

Come se Napoli, per quanto straordinaria e ricca di fascino, non potesse nulla contro i tanti cancri che la distruggono nell’anima, come la camorra.

Si va, con in valigia le speranze e l’incertezza.

E, come sempre, nessuno si interroga su evitare questo esodo: forse perché, a ben pochi interessa migliorare certe realtà.

Bellavista: Sentite, dal momento che siete così gentile, potrei farvi una domanda personale?
il cammorrista: Dite pure.
Bellavista: Ma siete nato a Napoli?
il cammorrista: Sì, perché?
Bellavista: A Napoli, Napoli… o provincia?
il cammorrista: No, di Napoli centro, sono nato ‘n’gopp [sopra] ‘e quartieri.
Bellavista: Da genitori stranieri?
il cammorrista: No, da genitori napoletani! Ma perché mi state facendo questo interrogatorio?
Bellavista: Perché mi sembra strano, che un napoletano, un uomo d’amore, possa essere così spietato contro un’altra persona, da minacciarla di morte, solo per motivi di danaro.
Il cammorrista: Professo’ voi dove vivete? Napoli non è più quella di una volta: qua ci sono duecentomila disoccupati che si muoiono di fame.
Bellavista: Sentite, a me questo fatto dei disoccupati che si muoiono di fame non mi ha mai convinto. Ai tempi miei, non si contavano i disoccupati, ma si contavano gli occupati perché si faceva prima. Io certi alibi non li
accetto! Conosco tanti disoccupati che si arrangiano, sì, ma non per questo vanno ammazzando la gente.
Il cammorrista: E chesta è gente senza curaggio!
Bellavista: Voi invece siete coraggiosi! La notte mettete una bomba sotto una saracinesca, e vi sentite degli eroi! Magari ‘o piano ‘e sopra sta ‘nu povero vicchiariello ca ‘nc’appizza ‘a pelle! Ma a vuje che ve ne ‘mporta? Siete disoccupati, avete l’alibi morale: siete napoletani e ammazzate Napoli. Eh già, perché ci sono i commercianti che falliscono, le industrie che chiudono, i ragazzi che sono costretti ad emigrare… Ah, po’ vulevo dì ‘n’ata cosa: ma tutto sommato, nunn’è che fate ‘na vita ‘e mmerda? Perché penso io: Gesù sì, fate pure i miliardi, guadagnate, però vi ammazzate tra di voi, e poi anche quando non vi ammazzate tra di voi, ci sono le vendette trasversali, vi ammazzano le mamme, le sorelle, i figli… Ma vi siete fatti bene i conti? Vi conviene?

dialogo tra bellavista e il camorrista

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