
Dopo aver raccontato la storia di Oppido tra gli anni del risorgimento e la prima guerra mondiale, ora è giunto il momento, attraverso il secondo volume della raccolta, di raccontare la seconda guerra mondiale e il fenomeno dell’emigrazione.
Gino Mennuni, con la sua scrittura storica avvincente e coinvolgente, ci porta negli anni più difficili del paese.
Le tante vittime della guerra, soprattutto fra i giovani, furono moltissime: basti pensare che in ogni famiglia vi fu almeno un caduto. Spesso, come nel caso di mio zio, perito in territori stranieri e poi sepolto lontano da casa.
La chiamata alle armi, inevitabilmente, causò un notevole impoverimento. Mancava personale per i campi e gli animali e le donne furono in prima linea per sfamare la famiglia in assenza degli uomini. Un sacrificio che viene spesso dimenticato.

Inoltre, gli strascichi della guerra furono immensi e poco considerati. Si pensava che i soldati dovessero tornare come si torna da una vacanza. Ma queste povere anime avevano visto cadere amici, familiari e gente comune come pedine di una scacchiera di cui non erano giocatori.
Persone sradicate dalla propria quotidianità e costrette ad affrontare un orrore di cui non si parla mai abbastanza.
Oppido non fu da meno nel dare il suo contributo, sacrificando tanti dei suoi figli.
Una volta finita la guerra, arrivò un altro dramma da affrontare.

Pur di combattere la precarietà molti oppidesi raccolsero le poche cose che avevano e se ne andarono in cerca di un domani migliore.
Nel cuore il paese, ma nella mente quella voglia di riscatto che fece affrontare a queste persone ogni sorta di sopruso. Ricordiamoci che prima dell’ immigrato proveniente da lontano, era il terrone lo sporco, il reietto, e il delinquente.
Ora i figli di questi considerati un tempo “reietti” sono diventati affermati professionisti e persone rispettabili, come se essere del sud Italia fosse già una colpa a prescindere.
Ho sempre pensato che molte di quelle persone che odiavano e prendevano in giro i meridionali, tra cui un politico che ora siede sullo scranno ministeriale, dovrebbero chiedere scusa di tutto quel male gratuito.

Ma il tempo è sempre un ottimo giudice ed un benevolo compensatore. Per questo credo che ora più che mai, grazie ad opere come quella di Mennuni, possiamo conoscere la storia di un paese spesso poco considerato ma che merita di essere conosciuto e apprezzato.
Soprattutto perché possiamo trovare molti aneddoti assolutamente sconosciuti e poco noti: raro e prezioso tesoro da conservare.
Per la storia, le tradizioni e la cultura che da sempre sono linfa vitale delle sue strade.
Per vedere il primo libro trovare la mia recensione a questo link


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