
Andrews: Le pompe fanno sì guadagnare tempo, ma solo pochi minuti. Da questo momento qualunque cosa facciamo il Titanic affonderà.
titanic (1997)
Ismay: Ma questa nave non può affondare!
Andrews: È fatta di ferro, signore. Le assicuro che può affondare! E affonderà. È una certezza matematica.
Smith: Quanto tempo abbiamo?
Andrews: Un’ora, due al massimo
Uno dei simboli e delle vicende più affascinanti del 900 riguarda il leggendario Transatlantico Titanic. Leggenda nera dei mari e tragico mito moderno.
Esso era stato costruito e progettato dalla compagnia navale White Star Line che mirava ad avere una sorta di egemonia commerciale lungo le rotte atlantiche garantendo viaggi all’insegna del lusso, della velocità e della tecnologia più moderna.
Assieme ai suoi gemelli RMS Olympic e HMHS Britannic, il Titanic rappresentava dei gioielli per l’ingegneria navale e un viaggio a bordo di questi giganti era uno status symbol per i più ricchi e potenti rappresentati dell’alta società mondiale.
I nomi scelti, che richiamano al mondo della mitologia, sono emblematici di un messaggio assolutamente grandioso e avveniristico. Quasi una premonizione sibillina di una caduta, ripensando alle vicende dei titani greci: vinti da Zeus e gettati nelle viscere della terra.

Rose: Non capisco il motivo di tutto questo gran chiasso. Non sembra più grande del Mauretania.
dialogo tra rose, cal e ruth (titanic 1997)
Cal: Si può essere blasé riguardo ad alcune cose, Rose, ma non riguardo al Titanic. È almeno trenta metri più lungo del Mauretania, e molto più lussuoso. Sua figlia è davvero impossibile da sbalordire, Ruth.
Ruth: Ah, ah! Allora sarebbe questa la nave che dicono inaffondabile?
Cal: È inaffondabile. Dio stesso non potrebbe affondare questa nave.
Il destino di questo titano dell’acqua iniziò a compiersi il 10 aprile 1912 dall’Ormeggio 44 di Southampton (Regno Unito) alle ore 12:06.
L’arrivo a New York era previsto al molo 59 di New York la mattina del 17 aprile ma si racconta che, data la frenesia di anticipare i tempi fortemente osteggiata dallo stesso comandante, la durata canonica di navigazione (7 giorni) sarebbe stata ridotta.
Una ulteriore prova dalle grande competitività della nave e quindi della White Star Line.

Molly Brown: Chi ha pensato al nome Titanic? È stato lei, Bruce?
dialogo tra molly brown e bruce ismay (titanic 1997)
Bruce Ismay: Be’, a dire il vero sì. Volevo… volevo trasmettere grandezza pura. E grandezza significa stabilità, lusso, ma soprattutto, forza.
Le foto degli interni sono pervenute grazie a quelle scattate alla sua gemella Olympic, da cui differiva per poche caratteristiche. Si possono evincere gli interni magnifici ed opulenti tipici della belle époque. Anche le cabine di terza classe, in un periodo storico dove la disparità sociale era padrona sovrana, erano estremamente confortevoli ed accoglienti.
Richiami alla natura, eleganza e ricercatezza erano le parole chiave. Basti pensare che in prima classe vi era anche a disposizione una piscina per rilassarsi ed una palestra.
I costi di viaggio erano elevati e anche i cittadini di estrazione modesta dovevano ritenersi privilegiati ad affrontare una traversata su una nave tanto imponente e lussuosa.
Basti pensare che il prezzo per una suite di prima classe si aggirava attorno agli 87000 euro mentre il costo di una stanza condivisa in terza classe era di circa 715 euro.

Indossiamo il nostro abito migliore e siamo pronti ad affondare da signori. Però gradiremmo un brandy.
Guggenheim benjamin
Al comando della nave vi era uno dei migliori capitani di flotta: Edward John Smith, 62 anni, in forza alla White Star Line dal 1880 e comandante dal 1887. Una personalità di spicco e rinomata per le sue grandissime capacità organizzative ed esperto in questo tipo di lunghe traversate. Egli scelse alcuni tra i migliori marittimi dell’epoca in modo da avere una crew quanto più possibile preparata ed affidabile.
Purtroppo nel disegno macabro del destino di non avremo mai una spiegazione logica e forse a causa della troppa sicurezza, i primi errori si intravedevano appena sopra lo stesso acciaio che ricopriva la nave.
Lo scontro con l’iceberg era letteralmente la punta di una sequela di errori assurdi e imperizie sciagurate. E’ noto a tutti cosa successe quella notte, e pare che le tante disattenzioni continuino a venire a galla decenni dopo.

Lo stesso ferro scelto non era dei migliori e questa decisione scellerata avrebbe favorito fratture più estese nello scafo. Decenni dopo si scoprì come anche i rivetti, le viti ed i perni fossero effettivamente realizzati in materiali metallici scadenti: ciò li portò a cedere rapidamente alla pressione dell’acqua che invase così, in maniera pressoché immediata, cinque o sei dei sedici compartimenti stagni.
Quando la nave si scontrò con l’iceberg erano circa le 23:40 e le stesse vedette, Frederick Fleet e Reginald Lee, sprovvedute di binocoli e ad occhio nudo (non erano stati caricati a bordo) urlarono «Iceberg, right ahead!» («Iceberg, proprio davanti!») quando ormai l’impatto era pressoché inevitabile.
Al comando della nave, in quel momento, si trovava il primo ufficiale Murdoch, il quale innanzitutto si preoccupò di allontanare la prua dall’iceberg, ordinando pertanto al timoniere Robert Hichens di virare tutto a sinistra. La virata, eseguita velocemente, non ebbe l’effetto sperato.

L’iceberg strisciò con la sua parte sommersa sulla fiancata destra della nave, aprendo vie d’acqua in ben sei compartimenti stagni e precludendo ogni possibilità di salvezza per la nave considerata inaffondabile. Fin dalle ore successive, divenne chiaro a tutti che non ci sarebbe stato nessun arrivo trionfale in America.
Lo stesso ingegnere della White Star Line,Thomas Andrews, morì cercando di aiutare quante più persone possibili a salvarsi.
Come è praticamente noto a tutti, al dramma si aggiunse la mancanza di scialuppe per mettere in salvo tutti i passeggeri.
1500 persone morirono il 15 Aprile 1912, poco dopo lo scontro in pieno oceano. Perlopiù perirono membri dell’equipaggio e persone appartenenti alle classi sociali meno abbienti.
Alcune scialuppe di salvataggio, strutturate per contenere il peso di 60 uomini, furono calate con meno della metà delle persone a bordo. E questo per assecondare alcune becere lamentele dei personaggi più benestanti che mal tolleravano la vicinanza con la “plebe”.
« Il ponte era leggermente girato verso di noi. Si vedevano mucchi dei quasi 1500 passeggeri rimasti a bordo che si affastellavano come sciami d’api, ma solo per ricadere a gruppi, a coppie, da soli, mentre circa 80 metri di scafo si alzavano formando con la superficie un angolo di circa 70°. Poi la nave, e con essa il tempo stesso, sembrarono fermarsi. Infine, gradualmente, il ponte si girò, come a voler nascondere l’orrendo spettacolo alla nostra vista.»
Testimonianza di Jack Thayer

Va ricordato che in occasione del viaggio inaugurale viaggiavano alcune delle personalità più ricche del illustri di New York come J.J. Astor, Benjamin Guggenheim, i coniugi Strauss e la famosa Molly Brown. Alcuni di loro perirono e offrirono il loro posto a donne e bambini mentre altri furono travolti dall’onta della vergogna al loro ritorno per essere sopravvissuti.
Tra questi ultimi Bruce Ismay, amministratore della White Star Line, che salì su una delle scialuppe guardando il disastro che si consumava sotto i suoi occhi.
La nave imbarcò acqua per poi sollevarsi in aria dalla poppa, successivamente si spezzò in due a causa dell’elevatissima pressione dell’acqua.
La prua si inabissò per prima, mentre la poppa rimase a galla qualche minuto e infine si depositarono sul fondo dell’oceano atlantico, dove riposano tuttora a 3810 metri di profondità.

Il primo esploratore degli abissi oceanici a scoprire il relitto fu Tom Ballard, che confermò di aver ritrovato il relitto spezzato in due parti. Al giorno d’oggi lentamente quella che era una nave emblema di lusso e tecnologia, sta scomparendo e diventando parte delle profondità oscure. E’ di qualche giorno fa la notizia che la ringhiera della prua è caduta nel fondale, staccandosi per sempre.
Molti film, come il kolossal omonimo del 1997, e altrettanti libri hanno cercato di raccontare quello che, è a tutti gli effetti, una delle vicende più affascinanti della belle époque ma anche tragico epilogo di quanto la sicurezza umana possa essere dannosa.
Per molti questo segnò la fine di quel senso di leggerezza ed onnipotenza che permeava i primi del novecento, per altri era un pesante monito a non sfidare mai i limiti.
Ma per come la si veda, il suo tragico fascino rimarrà eterno.
Come le leggende che non avranno mai fine, così il Titanic sarà sempre vivo nella memoria.
Gigante gettato negli abissi per aver sfidato ciò che mai si dovrebbe oltrepassare.


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