
Ne l’Anno Domini MCCCXC jo mi trouaua a peregrinare per le insubri terre del
anonimo
Ducato Milanese, uolgendomi innanzi la via dell’Olona, recandomi appresso li
instrumenti del mestier mio, cum carro all’uopo attrezzato, et strenuo desio di
giugnere a la festa ne lo Castro di Porta Jovia…
In occasione delle giornate dedicate alla visite alla Collegiata Nascosta, ho voluto conoscere ancora più da vicino la Chiesa simbolo dell’isola di Toscana in Lombardia.
Quale fu la genesi della chiesa dei Santi Stefano e Lorenzo? E da dove deriva il termine “collegiata”? Prima di tutto, una premessa è sicuramente d’obbligo.
Non si può parlare di Castiglione senza, quantomeno, raccontare del suo più grande mecenate: Il Cardinale Branda Castiglioni.

«Dice il Signore,
motto araldico della casata Castiglioni, dal profeta Geremia
fermatevi sulle strade, guardate,
informatevi dei sentieri antichi,
quale sia la via buona
e incamminatevi per essa
e troverete refrigerio per le vostre anime.»
Fu grazie a questo prelato, dalla cultura sopraffina e dalla carisma innato, che quello che era un piccolo borgo divenne tesoro di arte, cultura e innovazione. Egli, grazie ai preziosi contatti nazionali e internazionali ottenuti grazie alla sua carriera ecclesiastica, fece in modo di raccogliere a Castiglione i migliori artisti del momento.
La chiesa venne eretta nel 1422, sui resti di un castello preesistente, e consacrata tre anni dopo. Il termine collegiata deriva dal fatto che oltre all’edificio religioso vi era anche un collegio di canonici, dismesso nel 1798.
Costruttori furono i fratelli Solari, attivi e noti su Milano e Pavia.
La struttura è tipicamente lombardogotica: pianta a croce latina a tre navate con facciata tipicamente a capanna.

Masolino da Panicale riportava di Lombardia un’arte, come quella di Gentile, cortigianesca, e pur ravvivata da una sottile osservazione del vero; e nella cappella dei Brancacci al Carmine, se nei nudi del Peccato originale si dimostrava modellatore maldestro, nella Guarigione dello storpio raggiungeva una drammaticità di sceneggiatura ed una potenzialità di chiaroscuro, che dovettero apparir cosa novissima ai pittori fiorentini.
Nello Tarchiani
Suggestivi sono il rosone centrale e il complesso scultoreo sopra il portone principale.
In esso sono presenti personaggi legati alla storia della struttura : la Madonna, che regge Gesù bambino mentre benedice il cardinale Branda inginocchiato ai suoi piedi, i santi Lorenzo e Stefano, inginocchiati ai lati. In piedi, infine, i santi Ambrogio, patrono della diocesi, e Clemente.
La chiesa racchiude al suo interno un prezioso e imponente ciclo di affreschi ad opera di Masolino da Panicale con la collaborazione di Lorenzo Vecchietta e Paolo Schiavo.

Il maestro toscano [Masolino da Panicale], […], sebbene mosso anch’egli dalle tendenze che animarono Michelino da Besozzo, Gentile da Fabriano e il Pisanello, aveva dato in breve un’impronta nuova al proprio stile, così che per la ricerca della prospettiva, del paesaggio, della espressione personale, per l’arguzia del racconto, egli può dirsi essere stato fra i pionieri della nuova Arte toscana.
Pietro Toesca
Sulla volta, non in ordine cronologico, sono raffigurati gli episodi di vita della Vergine, mentre in quelle dell’abside le vicende legate alla storia dei santi a cui è intitolata la chiesa: Lorenzo e Stefano.
Nell’abside è presente il sarcofago del cardinal Branda. La struttura, solenne e celebrativa, è composta da un sarcofago marmoreo sorretto da quattro pilastri ai quali si appoggiano le quattro virtù, a sorreggerlo simbolicamente. La sepoltura è completata da figure di santi e profeti.

“Tutta la vita di questo celeberrimo Cardinale fu dedicata a gloria di Dio e dei Santi, a beneficio del prossimo e a salvezza dell’anima propria”
Cristoforo Castiglioni
Poco lontano dalla chiesa vi è il famoso Battistero.
Presumibilmente costruito sulle fondamenta di una torre dell’antico castello come cappella gentilizia. Datato XV è il ciclo delle Storie di San Giovanni Battista di Masolino da Panicale e un fonte battesimale con putti ad opera di Francesco Solari.
Dal 2013, in tre locali dell’antica canonica, è stato allestito il Museo della Collegiata.

Un complesso che non perde mai fascino e bellezza, nonostante i secoli e le varie peripezie. Tesoro prezioso ed inestimabile di arte e meraviglia.
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