
Il caso Yara Gambirasio ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso e il cuore a pezzi per la fine tragica. Era una ragazzina come tante e non riesco nemmeno ad immaginare cosa si possa provare. Non esiste una parola per definire qualcosa che la mente e l’animo umano non possono concepire.
E prima di tutto, nessuno potrà mai restituire la gioia di quel sorriso che si affaccia alla vita.

Questa serie racconta, in un modo che sembra dettagliato ed accurato, la vicenda legata questo assurdo fatto di cronaca.
Tutti conosciamo la storia di questa ragazzina di Brembate che, una sera comune a tante, si reca alla palestra del paese per portare uno stereo e non tornerà più a casa.
Nonostante le continue, estenuanti, ricerche dei volontari, il corpo sarà ritrovato solo mesi dopo in un campo a Chignolo d’isola: una decina di km dalla sua abitazione.
E fin dalle prime indagini, i dubbi si faranno sempre più giganteschi?

Chi? E per quale motivo?
La vittima era una ragazza estremamente matura per la sua età e non avrebbe mai dato confidenza agli estranei. Inoltre, il paese in cui abitava era una cittadina tranquilla di quelle dove si lascia la porta aperta.
Fin da subito la macchina della giustizia inizia ad attivarsi, freneticamente, per la ricerca di un colpevole.

I reperti parlano e lasciano tracce di un DNA che si scopre che appartiene al figlio di un’autista di Gorno: tale Giuseppe Guerinoni. Uomo semplice ma con la passione per le donne che spesso aveva avventure extraconiugali.
Infatti il materiale genetico trovato sugli indumenti della ragazza testimonia che l’assassino non era il figlio legittimo, ma frutto di una delle tante scappatelle.
Ma alla fine il cosiddetto ‘ignoto 1’ ha un nome: Massimo Giuseppe Bossetti, un muratore di un paese vicino a quello di Yara.

Il PM, Maria Letizia Ruggeri, inizia ad effettuare le ricostruzioni per formulare un consistente impianto accusatorio contro l’uomo.
In questo prodotto televisivo si analizzano tutti i lati dell’indagine e, di colpo, si scopre che non esistono certezze. Accusa e difesa si sconfessano e davvero non si più a cosa credere.
Di sicuro, lascia l’amaro in bocca per come sia stata trattata la vicenda: evento mediatico e di gossip dato in pasto a tv e giornali senza rispetto per la vittima. Persino i presunti amanti di Marita Comi, la moglie di Bossetti, sono stati scandagliati senza alcun rispetto per i figli dell’uomo.

Nessuno, credo, conoscerà mai la vicenda fino in fondo ma una parte di speranza è appesa al fatto che, per quanto imprecise e a tratti grossolane, le indagini abbiano portato alla verità.
Che in carcere ci sia il colpevole.
Altrimenti avremmo ucciso due volte Yara e un altro innocente in nome di un colpevole a tutti i costi.
Facendo morire la giustizia in un mondo che non ne ha mai abbastanza.

