
Milano è una città che racchiude fascino, modernità e mistero nello stesso, quasi infinito, agglomerato cosmopolita. La storia che sto per raccontare è stata raccontata in un fumetto di Dylan Dog e sembra godere di fama e paura immortale.
Era una fredda sera di fine novembre: la nebbia fitta rendeva irreale tutto il mondo intorno a lui, i rumori in lontananza arrivavano attutiti, eccetto i suoi passi frettolosi che scricchiolavano sulla ghiaia di quel vialetto del parco, che stava attraversando. La scighera rendeva i contorni delle cose indefiniti, gli alberi ormai spogli, parevano delle figure spettrali. Il freddo pungente e l’umidità che penetrava nelle ossa, costrinsero l’uomo ad alzare il bavero del suo cappotto intorno al collo, alla ricerca di un minimo di calore; mai si sarebbe azzardato ad attraversare il parco se non fosse stato più che sicuro di conoscere il percorso come le sue tasche. Strada quella, che era solito fare quotidianamente, di ritorno dal lavoro, per accorciare di un centinaio di metri, il già lungo percorso per tornare a casa: attraversava il parco in direzione di Corso Sempione, lasciandosi alle spalle il Castello. Milano, quella sera, sembrava davvero una città fantasma. Le flebili luci dei lampioni a gas del parco non si riuscivano quasi a distinguere, tanto era fitta la nebbia; lui, pervaso da un lieve senso d’inquietudine, sentendosi solo e indifeso, d’istinto accelerò il passo per tornare prima possibile fra la gente, all’altro lato del parco. Quasi quel senso d’inquietudine fosse stato per lui un segno premonitore, quella sera, di lì a poco, le cose presero una piega diversa dal previsto. Mentre stava camminando, gli parve di vedere davanti, a breve distanza, una figura indistinta. Era forse una immaginazione, ma no, sembrava reale …. si stava avvicinando a lui, anche se, stranamente i suoi passi non facevano alcun rumore … sentì all’improvviso il suo intenso, inebriante profumo di violette. Ne distinse i lineamenti solo quando la figura era arrivata a due passi da lui: erano quelli di una donna, vestita – almeno così pareva – con un lungo abito nero ed un velo nero calato sul viso. Una allucinazione? No, sembrava reale! Gli si fermò davanti: lui ebbe un sussulto: era sicuramente una donna, che, a giudicare dai lineamenti del corpo, doveva pure avere una figura snella, bellissima da cui lui non riusciva a staccare gli occhi di dosso. Senza proferire parola, la donna allungò la sua mano verso di lui. Lui gliela strinse, era gelida, ma rimase talmente affascinato da quella figura, da convincerlo a seguirla ovunque andasse. Lasciandosi guidare da lei, camminarono un po’ insieme, mano nella mano, lungo quei viali ovattati. Un attimo di distrazione e, nella nebbia fitta, lui perse del tutto l’orientamento e si ritrovò ad un certo punto, condotto da lei, all’ingresso di una villa che lui non ricordava di aver mai notato, ai bordi del parco. Oltrepassato il cancello, lei lo guidò in casa: era un ambiente terribilmente lugubre. Le tremule fiammelle di alcune candele rischiaravano a mala pena un vasto atrio, con le pareti listate a lutto; subito oltre, un salone in cui un’orchestrina che lui riuscì ad intravedere a malapena in un angolo stava suonando in sottofondo, una musica surreale. Gli parve di vivere un sogno …. lui totalmente rapito dal fascino di quella donna, lei che lo abbracciava …. si misero a ballare al ritmo di quella strana musica …. conduceva naturalmente lei, ballarono e ballarono fino a che, stanca, la donna non lo portò nella sua camera da letto … lo fece sdraiare su lenzuola di seta nera che odoravano di quel medesimo profumo di violetta che lo aveva colpito in parco, mentre lei voluttuosamente iniziava a spogliarsi davanti a lui, senza però togliersi il velo che copriva il suo viso. Solo quando, si distese su di lui e lo strinse forte a sé, l’uomo prese il coraggio di alzare quel velo, per guardare gli occhi ed il viso di quella donna meravigliosa che lo aveva ammaliato. Sollevò il lembo inferiore dell’organza e scoprì lentamente il suo volto. L’orrore che lo pervase, lo fece scappare terrorizzato da quella villa. Corse via all’impazzata, urlando finché ebbe fiato in gola. Come mai? Cosa era accaduto? Non avrebbe mai più dimenticato per il resto della sua vita, il volto di quella dama velata: quell’orribile teschio che lo fissava, con le sue orbite vuote, al di sotto di quel velo nero!
Divina Milano

Forse pochi sanno che l’area di parco Sempione era una volta adibita a cimitero e le prime apparizioni si ebbero nell’Ottocento. Molte persone che passeggiavano asserirono di aver visto questa turpe figura vestita di nero. La villa di cui si accenna nel racconto, ora andata perduta, si trovava all’incrocio con via Paleocapa.

Ma chi poteva essere quella creatura malefica che tanto intimoriva i malcapitati milanesi?
La figura storica che ha ispirato questa leggenda potrebbe essere Isabella da Lampugnano, morta sul rogo nel 1519 per stregoneria. Altri ritengono che la vera identità della dama in nero sia quella di Bianca Maria Scapardone, contessa della nobile famiglia degli Challant che morì decapitata nel 1526. Una donna da molti giudicata come spregiudicata e che pagò con la vita la sua sete di indipendenza e libertà.
Anche Milano sa essere un profondo oceano di segreti e misteri.

