In nome della giustizia.

“L’Italia è un paese di pagliacci.
Mia figlia si meritava questo funerale 17 anni fa. Se io ci vengo, questi si mettono a posto con la coscienza e io non voglio, non se lo meritano.”

Papà di Elisa Claps

Non è mafia, ma di poco si discosta.

Tutti in Italia conoscono il caso di Elisa Claps: una ragazza di 16 anni, potentina, che di colpo sparisce senza lasciare traccia. Ritrovata dopo 17 anni nella Chiesa della S. Trinità della città. Ironia della sorte, a pochi metri dalla casa dove era uscita in quella che sembrava una domenica qualsiasi.

In questa serie, prodotto Rai e scritta con la collaborazione della famiglia Claps, vengono raccontati quei drammatici momenti. Una narrazione profonda, empatica e che regala delle interpretazioni straordinarie. Prodotto coraggioso e non facile per la delicatezza dell’argomento e la grandezza dei personaggi coinvolti.

Sopra tutti, Gildo Claps: fratello di Elisa, magistralmente interpretato da Gianmarco Saurino che sacrificherà i suoi sogni e la vita stessa per cercare la verità. Deciso a buttare giù quel pesante muro di omertà e connivenza che si era creato, irto e impenetrabile, attorno a Danilo Restivo.

Ma chi è Danilo Restivo? Nel 1993, quando scompare Elisa, era un ragazzo sconosciuto alle cronache ma molto conosciuto a Potenza per i suoi comportamenti anomali e stravaganti. Figlio di Maurizio, direttore della Biblioteca Nazionale, molto conosciuto e stimato nella città.

Fin dall’adolescenza si contraddistingue per alcuni comportamenti borderline, come la sua continua ossessione per i capelli femminili. Era solito girare sugli autobus con le forbici alla mano tagliando i capelli di malcapitate e ignare giovani.

Elisa, da sempre conosciuta come una ragazza buona e premurosa, aveva appuntamento con Danilo proprio quella domenica in cui scomparve.

Nelle varie puntate il personaggio è dipinto estremamente fedele alla realtà.

Si evince che Giulio della Monica ha studiato attentamente gli atteggiamenti, le espressioni e le dinamiche: grandioso e profondamente cattivo.

La famiglia della ragazza potentina è unita da un sentimento di profondo amore e ricerca della giustizia, consapevole di un percorso non facile e di lotta ad armi totalmente impari.

Esattamente come nella realtà, anche nella serie si affrontano le tante problematiche e soprusi subiti. In primis, la scelta di non avviare le indagini subito ma dopo 48 ore per una assurda carenza legislativa.

Non ultimo, la riluttanza di Don Mimì Sabia, parroco della Santissima Trinità a collaborare con le autorità e la famiglia. Una sprezzante indifferenza nei confronti della tragedia che si stava consumando. I Claps non poterono nemmeno ispezionare la Chiesa, ultimo luogo dove la ragazza fu vista.

Casualità? O schifosa connivenza?

Non lo sapremo mai, ma quella chiesa, sotto l’autorità di un parroco tanto disumano, non sarà mai più un luogo sacro.

Per tutte le puntate il senso di disgusto provato è forte e prepotente. Non può definirsi civile un paese dove una famiglia come i Claps non ha avuto diritto alla verità.

Persone comuni che si sono viste strappare il bene più caro.

17 anni di silenzio e bugie.

Fino a che il destino inizia a presentare il conto. Danilo Restivo uccide ancora nel 2004, e, grazie agli sforzi della polizia inglese viene arrestato.

L’uomo si era trasferito in Inghilterra con una donna conosciuta online, tale Fiamma Marsango ed aveva ucciso in modo disarmano la sua vicina di casa, Heather Barnett.

E nel frattempo viene scoperto il cadavere, ormai decomposto, di Elisa Claps. Nella Chiesa dove era sparita.

Danilo sarà arrestato e condannato.

Ora è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza inglese, dove sconta il suo mai fine pena.

Eppure la sensazione che rimanga qualcosa di incompiuto è forte.

Già perché se Restivo è stato confermato come l’autore materiale dell’ omicidio di Elisa Claps, vero è che nessuno ha mai pagato per tutta la rete di connivenza creata attorno a lui.

Non è possibile che abbia portato la ragazza (cadavere) nel sottotetto senza aiuto e soprattutto come è possibile che un delitto tanto efferato non abbia lasciato tracce in chiesa.

Qualcuno ha pulito pavimento, coscienza e dignità chiudendo un segreto scomodo in una soffitta.

Nessuno ha mai chiesto scusa di tutto il fango buttato addosso ai Claps in tutti questi anni, nessuno ha mai avuto una parola d’attenzione per una madre che ha saputo avere una dignità infinita nonostante fosse circondata da autorità silenziose e indifferenti.

Ma noi ricordiamo e non perdoniamo tutto questo: solo così Elisa non sarà uccisa ancora.

Il ricordo della vicenda sarà le fondamenta per costruire un futuro migliore. Un avvenire dove nessuno si volterà dall’ altra parte.

E dove nessuna forma di omertà sarà mai troppo gigantesca da nascondere la verità.

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