Liala

“Ti chiamerò Liala perché ci sia sempre un’ala nel tuo nome”.

Gabriele d’annunzio ad Amalia Liana Negretti Odescalchi

Tra i cittadini illustri della città di Varese, vi è una donna speciale e straordinaria: Amalia Liana Negretti Odescalchi, conosciuta con il dannunziano pseudonimo di Liala.

Il poeta vate le diede questo nome per richiamare la delicatezza di un’ala.

Nata nel comasco, ebbe modo, fin dall’adolescenza, di avvicinarsi ai classici e alla scrittura.

Dopo la separazione dal primo marito,  il marchese Pompeo Cambiasi, da cui ebbe due figlie, incontrò il marchese Vittorio Centurione Scotto, ufficiale della Regia Aeronautica. Con quest’ultimo iniziò la relazione più importante della sua vita.

Purtroppo la morte del compagno mise fine a questa unione. In un pomeriggio del settembre 1926, ad appena 26 anni, l’idrovolante con cui si stava allenando il militare si inabissò nel lago di Varese.

“Sappiate amare.
Forse coloro che avranno veramente amato, concluderanno la loro vita in pieno sogno.”

Liala

A seguito di questo doloroso evento e per confortare quel lancinante dolore, Liala scrisse il suo primo romanzo Signorsì che riscosse fin dagli inizi un grande successo.

Fin dalle sue prime opere, ambientate soprattutto nel settore militare, si evince che le storie raccontate non parlano solo d’amore ma dipingono ritratti di donne forti, determinate e appassionate. Personaggi in cerca di autoaffermazione e sentimenti veri e puri.

Nel 1946 la casa editrice Mondadori pubblica il settimanale Confidenze di Liala, diventato poi solo Confidenze.

Chi può sapere il momento preciso in cui ci si innamora? Si esce di casa sereni, allegri e col cuore vuoto, si rientra col cuore che pesa, si cerca di scoprire il perché di quel peso, e ci si accorge che qualcuno, a nostra insaputa, è entrato nel cuore e vi si è chiuso dentro.

Signorsì

Il secondo periodo letterario della scrittrice fu invece incentrato sulla definizione del suo io più profondo, in cui spesso i confini tra realtà e fantasia erano talmente labili da essere impercettibili. Dagli anni cinquanta in poi, le storie raccontate attingono dall’estro della scrittrice.

Esempio emblematico di questo periodo fu il romanzo Diario vagabondo (1977).

Ambientazioni differenti e variegate, testimoni di un profondo cambiamento interiore e di una dinamica vivacità artistica che non voleva essere incasellata in un unico e prefissato stile letterario.

Una donna che in un momento di disperazione muta d’abito, ha già potuto, almeno per qualche istante, ritrovare se stessa… E se una donna si ritrova, ha già fatto un passo verso la salvezza.

liala

Morì nella città di Varese nel 1995 e riposa nel cimitero del quartiere varesino di Velate.

Liala non fu una semplice scrittrice: fu una delle prime donne a parlare alle donne con cuore, passione e determinazione. Risvegliando il coraggio assopito dentro l’anima e liberandolo dalle catene dei pregiudizi che le volevano sempre devote ad ogni uomo che le degnasse di un poco di attenzione.

Una donna per le donne e , in un momento in cui era richiesto il silenzio, regala loro una voce attraverso la scrittura.

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