Viva l’Italia

Massimiliano Bruno, è un regista che non ne sbaglia una.
Ma in questo film si è davvero superato.

Andando oltre quell’ odioso politicamente corretto e sbugiardando il nostro paese senza ipocrisia ma con profonda eleganza.

La storia è incentrata sul Michele Spagnolo.
Un politico che, dopo un malore, rimane affetto da una demenza che lo costringe a dire la verità. Senza filtri o vergogna.
Quella che sembra una tragedia però si rivela uno squarcio di speranza su un mondo malato e corrotto, imprigionato in una società plutocratica e poco meritocratica.

Rivelando che può nascere una bella opportunità da qualsiasi inizio poco promettente.

La speranza di riunire una famiglia, ad esempio, e di scoprire che l’onestà e il vero talento possono risiedere in ognuno di noi.

Il protagonista, affamato di potere, aveva abbandonato fogli e moglie al loro destino, sicuramente in buone condizioni economiche ma privi di un qualsiasi sostegno affettivo. Tre figli che potranno ritrovarsi e sentirsi parte di un porto sicuro e protetto. E persino Spagnolo apprenderà una lezione fondamentale sulla vita e sulle priorità.

Un tempo prima di tutto, venivano le sue ambizioni. Ma si sa, il destino presenta sempre i conti.

Un film che lascia una punta di amarezza e rabbia per le tante vicende sullo sfondo: il terremoto dell’Aquila e il dramma della casa dello studente. In troppi devono ancora rispondere delle mancanze e delle negligenze: a distanza di 11 anni, questa è l’Italia.

Placido, che ho sempre apprezzato, è strepitoso nel discorso finale.
Un pensiero che ho fatto mio .
La politica dovrebbe raccontare sempre la verità e noi non dobbiamo farci prendere per il culo.

Ricordiamo che in quelle poltrone abbiamo avuto gente collusa con mafia, camorra e merde simili.
Più che “Viva l’Italia dovrebbe chiamarsi “Viva la speranza”.
La speranza di chi, da buon italiano, sopravvive e spera che un giorno le cose andranno meglio.

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