
Nel nome del padre, del figlio e della famiglia Gucci
Patrizia reggiani
Dopo aver letto il libro di Allegra Gucci, non posso che condividere il suo pensiero riguardo a questo film.
Beautiful, Dynasty e Dallas in confronto sono opere liriche.
Manco il buon Ridge Forrester è stato tanto soggiogato dal fascino femminile quanto il Maurizio Gucci di Ridley Scott.
Prima soggiogato da Patrizia Reggiani e poi da Paola Franchi.


Delle sue idee non traspare nulla se non una certa dose di immaturità che gli fa disintegrare l’azienda di famiglia in pochi anni.
Nel film purtroppo è espressa chiaramente una cosa molto importante: Maurizio non era un manager, ma un grande esteta e amante dell’arte.
Aldo Gucci, grandissimo manager e uomo di enorme carisma è ridotto ad un vecchietto gobbo che dispensa insegnamenti pieni di cliché. Della storia familiare si tace, del grande sforzo di Guccio Gucci nel creare una delle aziende più note al mondo vi è il nulla.

Rodolfo Gucci è un uomo sepolto in casa dai fantasmi e dalle sue convinzioni.
Lascio perdere le figure di Paolo Gucci e Pina Auriemma, personaggi chiave e qui ridotti a macchiette e quasi comparse.
Bella soap, ma la realtà è stata molto diversa.

Soprattutto per rispetto di un uomo, che in fondo ( e ne sono sempre stata convinta) , che è stato amato solo dalle figlie.
Perché era il suo cognome ad essere amato, in nome di un cinismo e di una voglia di potere prepotente.
Una vicenda davvero amara, e senza un briciolo di umanità.





