
È proprio vero: non esiste male peggiore di quello mascherato sotto un’apparente ed opprimente coltre di perfezione.
Ascoltando diversi podcast di True Crime e guardando vari documentari mi accorgo che spesso le famiglie apparentemente perfette e bellissime non sono esattamente come si mostrano.
Come se quei sorrisi, le pose studiate e l’aspetto curato fossero solo una maschera che copre l’orrore.

In questo nuovissimo prodotto Netflix, viene raccontata l’ assurda vicenda della famiglia Menendez.
Nucleo abbastanza particolare composto da un capo famiglia molto controverso: José,uomo di grande carisma e forza.
Partito da condizioni poco favorevoli di immigrato cubano arrivato in America in cerca di fortuna e poi approdato ai vertici di una delle aziende di intrattenimento più note del paese.

Una tenacia che però si trasforma in tirannia e violenza tra le mura di casa. La moglie Kitty, nonostante le ottime condizioni economiche, abusa di alcool e psicofarmaci diventando una persona frustrata e insofferente verso i figli.
Questi ultimi sono ragazzi abbastanza problematici. Sempre pressati per primeggiare, con enormi quantità di denaro tra le mani ma con l’ossessione onnipresente di non sentirsi mai abbastanza.
Dietro le foto sorridenti, l’inferno scalpitava per aprire la sua voragine.

L’epilogo sarà scontato ma i risvolti assolutamente incredibili e torbidi.
Una bella produzione che lascia attoniti e storditi.
Perché al male non ci si abitua mai, ma quando serpeggia in quello che dovrebbe essere il porto sicuro delle nostre esistenze si fa avanti un profondo senso di smarrimento.
Se hai la malvagità dentro casa come puoi pensare di rendere il mondo un posto migliore?









Nove episodi devastanti e a tratti deliranti, dove la protagonista assoluta è la follia.
E non ci si crede. Non ci si vuole credere.
Perché l’uomo sa essere peggio dell’inferno più nero.

