
“Chi sono i matti?”
“I matti siamo noi, quando nessuno ci capisce…quando pure il tuo migliore amico ti tradisce”.
Nella testa quella canzone, che rievoca quel male e quella condizione tremenda.

Se vi dovesse capitare di visitare un manicomio abbandonato, pensate bene a chi era rinchiuso dentro.
Elettroshock, sporcizia e degrado.
Venivano rinchiusi omosessuali, persone con DCA, dissidenti politici o persone scomode (il figlio illegittimo del Duce fu rinchiuso e morì in manicomio), depressi e sventurati.
I diversi, ritenuti pericolosi dal mondo malato e depravato in cui viviamo.

Nascere con una malattia mentale è una condanna perché la società a gettizzarla.
Sono gli sguardi, le risatine, il compatimento che uccide.
Se solo si provasse a guardare oltre la malattia.
Alla ricchezza della persona e quanto può offrire.
È una condanna senza possibilità di appello e che uccide nell’anima attraverso la solitudine e la morte sociale.

Non riesco a non pensare a tutto quel dolore provato e al silenzio assordante, rotto da urla strazianti e disperate. Girone dantesco di anime senza colpa.
Storie dimenticate, storie preziose di vite diverse da ricordare.

Chi siamo noi per definirci normali?
Perché guardando gli occhi di questi angeli, ho trovato molta più verità di tante persone che ho incontrato lungo la mia strada.
Da leggere, perché la “diversità” non esiste nel cuore degli uomini: è la mentalità gretta delle persone a creare il “diverso”.

