
«Mi sono sempre dato in pasto al mio amato pubblico totalmente, anema e core e, quando ho interrotto, è stato proprio per “il core” malandrino, che mi ha costretto a lunghi stop negli ultimi 20 anni. Ma da Guerriero quale vengo definito, ho sempre un grande entusiasmo all’idea di tornare sul palco. Stavolta è ancora più importante l’occasione , perché festeggio 35 anni di carriera. Sarà bello sentire per l’ennesima volta l’odore di quei palchi sui quali ritroverò il mio sudore, talvolta il mio sangue, ma anche tantissimi ricordi di una vita spesa per il rock’n’roll e in cui spero di rivedere tanti volti amici e amici nuovi. Anche perché sarà il mio “ultimo giro di rock’n’roll”: ho deciso di guardare in faccia il mio futuro e dedicarmi a un nuovo me, portando nella mia carriera qualcosa di completamente nuovo e che, in questo momento della mia vita, rappresenta meglio la mia crescita artistica e personale.» –
Omar Pedrini
Non è stato facile raccontare di Omar Pedrini, che rappresenta la mia infanzia e la mia adolescenza.
Ricordi indelebili che nascondo nel cuore e che non condividerò mai con nessuno: a volte mi fa talmente paura la cattiveria e la grettezze una umana, che temo di sporcare quelle cose belle che porto nel cuore condividendone i pensieri.
E il cantante bresciano rappresenta il mio scrigno personale di ricordi.
Mi scuso se questo articolo sarà parte di me, ma mi è impossibile raccontare senza parlarne.

Omar Pedrini nasce in una famiglia di forte tradizione musicale ed artistica. Da giovane frequenta il liceo classico “Arnaldo da Brescia” dove incontra Diego Galeri ed Enrico Ghedi, futuri membri di una delle rock band italiane più famose.
Assieme ai compagni di scuola, nel 1985 fonda I Timoria. Il cui nome, di origine greca, τιμωρια significa aiuto ma anche vendetta.
«Ci consideravano un po’ come gli “scemi del villaggio” perché, quando c’erano le assemblee politiche, gli altri compagni saltavano la scuola e andavano in giro con le ragazze, noi invece ci chiudevamo in sala prove a suonare, ci prendevano in giro. “Un giorno ci vendicheremo”, pensai, e nacque quel nome.»
Omar Pedrini

L’attività della band, a cui si aggiungerà anche Francesco Renga, sarà attiva per più di dieci anni realizzando alcuni grandi capolavori come Sangue Impazzito e Senza Vento.
Canzoni che parlano di tormento interiore, rabbia e voglia di rinascita. Ribellione dai tanti stereotipi che il mondo voleva.
Grunge allo stato puro.
Introspezione coraggiosa, scomoda e difficile. Composizioni che ancora oggi sono la colonna sonora di tante mie giornate.

Nel 1996 inizia, parallelamente al lavoro con la band, la sua attività da solista.
Uscì in quell’ anno Beatnik – Il ragazzo tatuato di Birkenhead. Le altre pubblicazioni furono in ordine:
2004 – Vidomàr
2006 – Pane burro e medicine
2014 – Che ci vado a fare a Londra?
2017 – Come se non ci fosse un domani.

Da artista poliedrico, decide anche di dedicarsi alla scrittura dando vita ad alcune opere letterarie il cui fascino va di pari passo a quella della sua musica.
Alcune di esse le custodisco gelosamente nella mia biblioteca.


Ora è in tour con il suo ultimo libro, Cane Sciolto, accompagnato dalla sua mitica chitarra. Occasione per conoscere l’artista e l’uomo dietro alle sue creature.

Perché Omar Pedrini è rivoluzione rock: è poesia e gioia tormentata.
È quella rottura contro chi vuole necessariamente incasellare un pensatore in un perbenismo ipocrita. Essere ribelli e liberi nel pensiero, senza quella paura di essere giudicati strani.
Scavare nel profondo e non avere paura di mostrare le tante complicazioni.
Veri e senza paura di esserlo.

