La Dignità prima di ogni cosa.

Se parliamo di Aids occorre fare una premessa.
Di Aids si muore, in tutti i sensi.
Si muore per gli sguardi della gente, le dicerie e le cattiverie. Si muore perché si rimane soli.
Soli e condannati a morte.

1986. Gli albori della malattia e le tante, dannose, incertezze.
Una assurda e folle omofobia che, ma si vedrà in seguito, fece morti di ogni ordine, grado e orientamento sessuale.
Come se una malattia identifichi una persona.
Ron Woordrof ne diventa vittima, subendo la discriminazione e isolamento sociale.
Ma non si arrende e combatte fino alla fine, subentrata 7 anni dopo la diagnosi, contro ogni previsione.
Questo film incredibile denuncia la parte più vera di questa malattia: la sua crudeltà.
La crudeltà di rimanere soli e colpevoli agli occhi della gente.
Ne sono morti tantissimi in questo modo, rifiutati per la vergogna di una malattia scomoda.

Vi prego di guadarlo.
Perché la dignità di ogni essere umano non sia più offesa.
E per non sentire più nei corridoi degli ospedali un dottore che apostrofa un ragazzo malato chiamandolo “checca”.
Che, poi, e perdonatemi la durezza, i gusti sessuali di una persona sono un parametro di giudizio?
Hitler era eterosessuale, tanto per dire.
Una persona è molto altro, come il personaggio di Rayon (Jared Leto) dimostra.
Quando si troverà una cura a tutta questa ignoranza?

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