
Omar Pedrini, fondatore dei Timoria, è uno dei pochi rocker puri italiani.
Fedele al suo credo musicale e sempre affamato di conoscere.
È un poeta, e come tanti artisti, in parte autodistruttivo.

In questa autobiografia non cede a nessun moralismo e senza ipocrisia mette a nudo ciò che la sua anima gli ha regalato in più di vent’anni di carriera.
Una carriera non sempre capita e apprezzata, perché nelle sue canzoni ha sempre urlato ciò che spesso si metteva sotto al tappeto.

Depressione, solitudine, tossicodipendenza e rabbia.
Ha dato voce alla generazione grunge che nei primi anni 90 stava prendendo piede con Kurt Cobain ma che ancora era vista con diffidenza e spesso ripudiata.
Perché le debolezze e i problemi sono sempre relegati in fondo alla coscienza, possibilmente sotto un velo di assurdo perbenismo.

