
Anche Milano ha avuto il suo fiume di sangue grazie all’inquisizione. Nella zona delle colonne di San Lorenzo vi è infatti Piazza della Vetra. Un luogo dove purtroppo avvennero disumani processi e condanne al rogo.
La piaga della caccia alle streghe fu un dramma su scala mondiale, le cui testimonianze furono occultate e distrutte.

La zona, fino alla fine dell’ottocento era considerata come malfamata e vi accedeva grazie al ponte della Morte sopra l’omonimo canale, ora sotterrato. Povertà, ignoranza e sporcizia sembravano essere le sole compagne dei tanti disperati che abitavano la zona.

Nel 1387 la Bolla Super illius specula di Papa Giovanni XXII diede ufficialmente il via alla caccia alle streghe: nel 1390 in piazza Vetra venne bruciata Sibillia Zanni, la prima martire ad essere condannata. La colpa? Aver praticato la stregoneria secondo il tribunale. Nella realtà, la sua condotta da donna libera era vista come uno sfrego ai benpensanti.
Lo stesso Carlo Borromeo,arcivescovo di Milano nella seconda metà del 1500, diede il suo contributo mandando al rogo tantissime donne.

Durante l’anno 1617 avvenne il processo più noto e tramandato.
Una certa Caterina dei Medici viene accusata di aver cercato di avvelenare il senatore Luigi Melzi D’Eril. A lei seguono lo stregone (presunto) Giacomo Guglielmotto, Angela Dell’Acqua, Maria de’ Restelli e poi il barbiere Gian Giacomo Mora e il suo amico Guglielmo Piazza, entrambi accusati di essere untori e diffondere la peste.
Colpevoli di essere diversi e considerati una minaccia alla collettività. Si presuppone che dietro le condanne di questi uomini vi siano fini politici, in quanto personaggi scomodi.

Sulla vicenda, il saggio manzoniano Storia della colonna infame risulta una testimonianza dettagliata e veritiera (la colonna in questione fu eretta nel luogo dove sorgeva la bottega del barbiere ucciso, rasa al suolo dopo la sua condanna). Prezioso strumento per capire meglio i fatti dell’epoca.

L’ultimo rogo di streghe in piazza Vetra risale al 12 novembre 1641, quando vengono bruciate Anna Maria Pamolea e sua serva Margarita Martigonona.
La nobildonna era nota per le sue idee di libertà e uguaglianza: non poteva vivere difendendo un libero pensiero.

Nel 1788, nel chiostro di Santa Maria delle Grazie, vengono bruciati tutti i documenti relativi all’Inquisizione di Milano, mettendo fine (e celando le prove) di un periodo molto buio e ripugnante della chiesa ambrosiana.

Umiliate, torturare e condannate alla damnatio memoriae in quanto donne.
Ma nulla ha potuto contro il destino che ne ha restituito la dignità e il rispetto.
Non esiste rogo che possa bruciare la forza dirompente della verità.
E noi non staremo più zitte di fronte a tutte queste ingiustizie: il silenzio complice non ci appartiene più.

