Avete tentato di bruciarle…eppure sono ancora qui, tra noi.

Quanto costa essere donna?
Per la prima volta, sono d’accordo con la Gruber: costa troppo.
Troppo. Pregiudizio, derisione e tanta fatica. E non per fare del banale e facile vittimismo.

Dalla parte della barricata femminile si sta parecchio scomode. Perché ogni lotta ed ogni sogno diventano una montagna da scalare.
Dottoresse in prima linea per garantire la salute e la tutela di chi decide di abortire: donne, per la società troglodita ultra cattolica, indegne. Basti pensare che prima del 1978, abortire era considerato reato e indovinate chi era la colpevole?

Come se una gravidanza potesse essere generata dallo spirito santo.

Direttrici di carceri che svolgono il loro dovere diligentemente dormendo nel proprio ufficio. Rinunciando a tanti privilegi, pur di mantenere un clima più possibile umano e tranquillo in uno degli ambienti dove l’equilibrio è sempre così dannatamente fragile.
Manager che rinunciano alla famiglia perché in Italia il lavoro femminile ha dei tassi di arretratezza assurdi. Soprattutto perché non è possibile accettare che una donna ami il proprio lavoro esattamente quanto un figlio e che voglia emergere in un mondo dominato da uomini.
Artiste che vivono nutrendosi nel sogno di un mondo diverso ed egualitario. Determinate, coraggiosa ma profondamente scomode nella loro disarmante verità.
Donne felici di essere madri che lottano contro il pregiudizio verso le casalinghe.
Non esiste un diritto di scelta e se questa viene compiuta, essa è sempre giudicata sbagliata e troppo spesso infamante.

Decidere cosa essere o sognare merita sempre una giustifica o una motivazione.
Non è mai consentito autodeterminarsi.
Questo è un libro testimonianza di donne ribelli.
Perché, riportando le parole di Emmeline Pankhurst (fondatrice del movimento delle suffragette):” Preferisco essere una ribelle che una schiava”.
Ribelle sempre, pur di essere una donna felice.

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