
Devo assolutamente fare una premessa, prima di procedere a raccontare del libro meraviglioso di una cara amica.
Di me, sto imparando a raccontare poco. Complice le troppe batoste subite e cattiverie, soprattutto in un periodo particolarmente difficile.
Ma ci sono ferite che tornano a sanguinare, inevitabilmente.
Soprattutto quando un libro racconta il legame tra nonno e nipote .
Ecco, sono quasi dieci anni che mio nonno è diventato spirito .
Nello stesso mese, ottobre, ho perso, pochi anni dopo, anche il mio papà: a tutti gli effetti, le mie figure di riferimento sono venute a mancare in poco tempo. Lasciando un vuoto che ho spesso mi sono costretta a colmare.
Perché fa più male percepire un vuoto che perdersi in un chiasso assordante.
Leggere è anche questo. Trovare pezzi del tuo cuore: rivivere momenti che hai riposto nel profondo dell’ anima per non soffrire.
Rivederli con gli occhi della speranza più vera.

Dunque veniamo all’opera di questa settimana. Concetta Pedullà propone tredici racconti m con unico filo conduttore: un nipote e un nonno che guardano il mondo e lo esplorano con la delicatezza di un bambino. Quest’ultimo ha un piglio curioso, attento e dal guizzo vivace. E’ privo di pregiudizi e totalmente rapito da ciò che lo circonda.
E le domande sono tante.

Ma, come solo l’amore di un nonno sa essere, ad ogni dubbio corrisponde una risposta schietta, diretta e profondamente sincera. Il piccolo impara a conoscere il mondo con le parole della persona a lui più cara.
Il suo interesse non si concentra solo su ciò che osserva, ma scava a fondo analizzando anche aspetti profondamente introspettivi e spirituali.
Il piccolo, dopo aver bevuto una sorsata dalla tazza, con
Concetta Pedulla’
fare molto serio, chiese: «Nonno, stavo pensando…cosa
mi sai dire sulla speranza?».
L’uomo, un po’ stupito, batté la pipa nel portacenere: «Che
domanda importante di prima mattina!».
Il bambino alzò le spalle: «È da tempo che volevo fartela.
So che è una cosa importante, ma non capisco tanto bene il
perché…».



Tanti preziosi episodi, così vicini alla mia infanzia, narrati con dolcezza e vivacità. Sembra di essere parte della scena, parte di quel meraviglioso legame.
Coccolati da un profumo di pipa, fumata tra passeggiate e chiacchiere.
Il vecchio gli mise una mano sulla spalla: «Quello che hai
Concetta Pedulla’
fatto tu come un gioco, succede anche nella vita di tutti i
giorni ad ognuno di noi».
«In che senso, nonno?» chiese il bambino.
«Nel senso che ogni persona vive come dentro ad un
cerchio e, in quel cerchio, ci sono le cose che conosce e
che sa fare».
Un libro che non è solo una raccolta di racconti, ma frammenti di meravigliosi attimi in cui il mondo si concentra nelle parole di un nonno a suo nipote.
Il mondo come dovrebbe essere mostrato ai bambini, stimolando la voglia di imparare e conoscere.
Siano benedetti i nonni: troppo brevi nella loro esistenza, ma eterni nel loro prezioso ricordo.

