“Perchè la scuola fa schifo, ma voi no”.

La scuola esattamente come dovrebbe essere. Una speranza e una fuga da una realtà spesso già scritta, come una sorta di predestinazione. Nascere in quartieri difficili sembra essere una piaga che non permette via d’uscita. E credo che bisogna lottare fino allo stremo per evitare che questo accada. Un bambino che cresce a Scampia, o in qualsiasi altra parte disagiata d’Italia dovrebbe avere le stesse possibilità d’istruzione di un ragazzino nato all’ombra delle torri di City Life.

Ma sappiamo bene che questo spesso è un miraggio e solo un bene indispensabile come l’istruzione può scardinare il muro di disagio sociale che permea molte città.

Qui la necessità di film come ” Io speriamo che me la cavo” con uno straordinario attore principale, nel ruolo dell’insegnante Marco Tullio Sperelli. Ecco dunque Paolo Villaggio: attore rigoroso e al limite della severità, uomo complicato e, a tratti problematico. (ricordo una bella intervista ai figli e al nipote di qualche anno fa..).
I suoi colleghi ne hanno sempre parlato con stima e rispetto, ribadendo quanto fosse una persona variegata e spesso difficile da comprendere fino in fondo.
Qualunque sia stata la realtà, come attore in questa produzione è magnifico.

Un semplice insegnante del nord che si ritrova catapultato in una realtà ai limiti del degrado, della legalità e della delinquenza.
Un luogo in cui andare a scuola è un lusso perché si deve lavorare o guadagnarsi il timore da parte degli altri. Ragazzi svegli, cresciuti con uno sguardo già disincantato e a tratti rassegnato. Il paese dove vivono, Corsano, rimarrà quel pezzo di mondo dimenticato quale è sempre stato: poco serve arrabbiarsi o cercare di cambiare le cose.

Alcune scene, riprodotte sulla falsariga dell’omonima opera letteraria, sono emblema di una filosofia ironica ma che nasconde una verità drammatica ma soprattutto immutabile.
Bellissima la scena dove ai bambini viene spiegato che il rispetto si guadagna con l’educazione e non con la prepotenza: la violenza è troppo spesso il modo di prevaricare tipico di un paese alla deriva, come sembra delle volte versare il nostro paese.

I bambini vivono come assodata una realtà dove è normale lavorare di notte o non avere soldi per una visita dal pediatra.
Però la meraviglia sta nella loro ingenuità e in quella straordinaria arte di arrangiarsi che la gente onesta del sud ha da sempre.
Perché la forza del sud è questo, non è la delinquenza: provarci sempre, ma con il sorriso.
Prendere i pochi bagagli e andare via…per migliorare un futuro spesso segnato.
Villaggio fa commuovere, assieme a grandi attori napoletani come Isa Danieli.
La regia della Wertmuller ci regala scenari meravigliosi contornati da degrado ma pieni di dignità.
Per me, il miglior film di Paolo Villaggio.

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