A volte non può esistere una sola verità.

Dopo il successo (meritato) della serie Netflix ecco il documentario dell’omicidio Menendez con documenti e testimonianze esclusive. Quasi a voler mettere ancora più in confusione quanto già fatto dal prodotto precedente.

Già, perché in questa sordida storia nulla è come sembra e il confine tra omicidio e difesa personale è quanto di più labile ci possa essere.

Di sicuro le belle e perfette foto di famiglia, riprodotte in modo quasi martellante, sono la coperta opprimente sotto una realtà malata e deviata.

Apparentemente, un nucleo familiare che incarnava il tipico modello di perfezione.

Un padre emigrato da Cuba e venuto in America con pochi mezzi, che scala in brevissimo tempo la sua posizione sociale fino ad arrivare ai vertici di colossi come Hertz e RCA. Divenuto milionario, con una casa da sogno a Beverly Hills e un carisma senza eguale.

Una madre, ex reginetta di bellezza e madre devota, presente nella vita dei figli e perfetto gioiello da mostrare nelle feste aziendali o nei ritratti di famiglia sopra le pareti.

Monster scava nel profondo lasciando un sacco di dubbi su un ménage quantomeno scombinato, il documentario non fa che alimentarne di nuovi.

Josè Menendez era davvero un uomo privo di scrupoli e con pulsioni al limite della depravazione? Abusò davvero degli stessi figli come un predatore nel silenzio e nell’omertà della moglie?

Sicuramente, le cronache lavorative non ne danno un ritratto lineare: la sua scalata al successo era anche frutto di assenza di scrupoli e morale. Tuttavia, essere uno squalo in ambito lavorativo non equivale ad essere un depravato tra le mura domestiche.

Nelle confessioni di Lyle ed Erik sembra vi siano elementi dolorosi e veritieri, i loro volti sono contriti e arrabbiati. Rassegnati a vivere in questa realtà, imbarazzati nel raccontare un segreto profondamente scomodo.

Realtà e finzione non sembrano mai così vicine e sicuramente i due fratelli e loro squilibri non potevano non avere radici profonde e contorte. Nel documentario vengono analizzati comportamenti al limite del bizzarro e dell’assurdo. Pochi amici e ancor meno scrupoli verso qualsiasi persona. I ragazzi erano cresciuti con l’idea di dover primeggiare a qualsiasi costo.

Nella famiglia Menendez era importante nascondere ciò che non rendeva onorevole i membri e glorificare, in modo quasi iperbolico, ogni aspetto positivo.

Kyle, affetto da calvizie, fu costretto a portare un tupè e costretto a non rivelare a nessuno di questo: nemmeno al fratello, che lo scoprì casualmente, anni dopo.

Forse la verità non si saprà mai e assieme alla morte di Kitty e Josè sono stati anche seppelliti i tanti segreti mai rivelati. Erik e Lyle scontano la loro pensa da diversi anni, ribadendo la loro colpevolezza ma anche gli abusi subiti.

Personalmente non credo totalmente alla storia degli abusi, perlomeno come raccontata dai due, ma sono sicura che in quella famiglia accadeva qualcosa di malato e perverso.

E come una babele di malvagità e sopraffazione, tutto è imploso nella forma peggiore.

Sotto la perfezione, serpeggiava e sedimentava il male.

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