La Divina: la bellezza della fragilità perfetta.

Un libro uscito da qualche anno che affascina e cattura come il personaggio che racconta.

La storia di una delle figure più straordinarie del novecento: emblema di una donna tanto forte nella sua arte, quanto fragile nel suo privato. Alfonso Signorini ne dipinge un ritratto dolceamaro, donando quell’umanità che spesso le cronache le hanno negato.

Troppo spesso considerata una diva capricciosa, spendacciona, volitiva che in realtà nascondeva un fortissimo bisogno di amore e approvazione. Mai apprezzata da una madre dispotica e maligna, e troppe volte trattata come una macchina da soldi.

Amata e poi gettata da un uomo che adorava solo sé stesso, prigioniero di una voglia di riscatto da un passato di dolore e povertà. L’autore è molto critico nei confronti di Onassis. Personalmente non me la sono mai sentita di condannarlo del tutto, la sua sete di potere era qualcosa che non possiamo comprendere appieno ma può aleggiare nel cuore di chi ha perso tutto a causa di una guerra ingiusta.

Maria e Ari furono una coppia a metà, sospesa tra il segreto e il noto a tutti ma non rivelato a nessuno. E questo fece molto male alla cantante che rimase ferma ad aspettare il suo amato, rinunciando a tutto: anche al suo amore per l’arte.

Nonostante un desiderio pulsante e profondamente sentito, non ebbe tempo di provare la gioia di essere madre.

Il piccolo purtroppo morì due ore dopo la nascita: la soprano scelse per lui il nome Omero (e un cognome diverso da quello del vero padre, Lengrini), lo fece seppellire nel cimitero di Bruzzano – periferia nord di Milano – e per 17 anni in segreto, ogni primo lunedì del mese, vi si recava in silenzioso pellegrinaggio.

Opera letteraria meravigliosa e toccante.

Tragedia moderna di una vita all’ombra delle scintillanti luci del palcoscenico.

Cuore spezzato sotto i lussuosi merletti degli abiti di spesa.

Sorriso dipinto su un volto solcato di lacrime silenziose e disperate.

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