
Quando qualcosa è troppo perfetto, puzza di marcio. E in questa vicenda la perversione si intravede fin dagli esordi. Un film che racconta di un episodio che purtroppo è realtà.
Rodney Alcala è stato un fotografo statunitense di grande fascino e carisma ma con un oscuro, grande, segreto. L’uomo uccide, per irrefrenabile impulso donne e bambine che incrociano il suo cammino in modo violento ed immotivato.


Questo prodotto Netflix, diretto dalla giovane e talentuosa attrice americana Anna Kendrick alla prima prova di regia, ruota attorno ad un show televisivo molto in voga negli anni 70. Una sorta di antesignano dei reality show a tema romantico.
In questo programma una ragazza sceglieva un pretendente tra tre uomini, coperti da un pannello, a cui sottoponeva diverse domande, anche divertenti e a senso molto equivoco.
Dating Game, questo il nome, godeva di un successo di pubblico straordinario.

Durante un episodio, una frizzante Cherry Bradshaw (interpretata dalla stessa regista) si trova ad affrontare tre avvenenti ed eccentrici uomini. Tra di loro, lei non lo sa, ma c’è proprio Alcala.
Quest’ultimo si distinguerà per una grandissima capacità comunicativa e ammalierà pubblico e protagonista.


Piccolo spoiler: la donna riuscirà a sfuggire al pazzo psicopatico. Tuttavia questa fortuna non sarà la stessa per sicuramente altre sette donne (quelle note come vittime di Alcala).
Uomo dalla doppia personalità. Apparentemente una persona di successo, loquace e colta mentre nel profondo della sua anima celava il male più assoluto.
Un contrasto perverso e difficile da immaginare ma che esiste.
Nella realtà spesso nulla è come sembra e la perfezione non esiste.
E la verità risiede sempre sotto la superficie che la gente si costringe a vedere.

