Una storia di coraggio

Ma chi era il santo patrono della città giardino? I suoi natali si perdono diversi millenni fa. Vittore era un soldato che nel 303 si trovava a Milano per il servizio militare e che, avendo compiuto un atto di diserzione mentre era in corso nell’esercito l’epurazione contro i cristiani, fu arrestato e, dopo sei giorni di digiuno, trascinato nell’ippodromo del Circo alla presenza dell’imperatore Massimiano.

L’imperatore, indignato, ordinò che quell’uomo fosse arrestato e portato al suo cospetto. Massimiliano gli disse: “Ammetti di essere cristiano?”
“Sì, sono cristiano e adoro Gesù” disse Vittore.
L’imperatore, irato, ordinò che fosse portato in carcere e sorvegliato a vista, ripetendogli queste parole: “Vittore, come farai a sottrarti alle torture se ti ostinerai a non sacrificare?”.
Trascorsi sette giorni Massimiliano fece venire al suo cospetto Vittore e subito gli chiese: “Cosa hai deciso di fare per salvarti?”. “La mia salvezza e la mia forza è Gesù” disse Vittore.

Martirio di San Vittore

Questo gli ordinarono di sacrificare agli dei, ma Vittore rifiutò e fu allora sottoposto a crudeli torture: cominciarono col bastonarlo e, dopo averlo condotto in carcere gli versarono sulle piaghe del piombo fuso, senza però che questo gli provocasse danno.

Dopo alcuni giorni riuscì a fuggire approfittando del fatto che i suoi guardiani dormivano, ma fu quasi subito raggiunto e condotto in un vicino bosco dove gli fu tagliata la testa. Il suo cadavere rimase insepolto per una settimana e lo trovò il vescovo san Materno, dandogli onorata sepoltura vicino al luogo dove era stato ucciso.

Anche mentre lo colpivano Vittore pregava il Signore dicendo: “O Signore Gesù aiutami ad affrontare questo supplizio. Fa pure quello che vuoi, perché io non sono come hai detto tu, tuo servo, ma sono servo di Gesù”.
A queste parole l’imperatore comandò indignato che venisse portato nel carcere e che gli fossero stretti i piedi nei ceppi e gli fu inviato questo messaggio: “Pensa anche alla tua vecchiaia, non provocare più a lungo l’imperatore e sacrifica gli dei”. Vittore replicò: “Nei nostri libri è scritto che tutti quelli che onorano gli idoli e che ripongono in essi la propria gloria saranno confusi: io adoro il Dio vivo e vero”. A queste
parole Massimiliano andò su tutte le furie.
Il giorno successivo Vittore fu condotto fuori dal carcere e riprese ad esortarlo perché sacrificasse gli dei. Alla risposta di Vittore, che non avrebbe mai offerto sacrifici a divinità senza vita, l’imperatore ordinò che gli portassero dinnanzi vari strumenti di tortura e gli rivolse aspre minacce di morte dicendogli: “Ecco Vittore, queste sono le torture che ti
aspettano se non ti sacrificherai”. Vittore rispose: “Tormenti ben più grani ti aspettano per il giorno del giudizio”

il Martirio di San Vittore

A lui vennero dedicate chiese, edifici religiosi e persino il carcere di Milano. Così tanta era la venerazione e l’ammirazione di sant’Ambrogio per lui che lo fece seppellire accanto al suo sepolcro il proprio fratello san Satiro.

La Chiesa lo considera il patrono degli esuli e dei detenuti: un chiaro rimando alla vita tormentata e coraggiosa di un uomo che scelse la fede oltre la sofferenza e la morte.

Il giorno di festa a lui dedicato, festa per la città di Varese, è l’8 ottobre.

L’imperatore comandò che fosse portato del
piombo fuso e che venisse colato su tutto il corpo di Vittore. Mentre gli veniva versato addosso il piombo Vittore rivolgeva a Dio questa preghiera: “Io affronto questo supplizio per amor tuo”. Subito venne un angelo del Signore a rendere il piombo freddo come acqua appena attinta dalla fonte, così che il corpo di Vittore non venne assolutamente ustionato.
Massimiliano e tutti i presenti si stupirono moltissimo al vedere che il corpo di Vittore non era stato in alcun modo ustionato; per cui l’imperatore ordinò che venisse condotto in carcere. Ma qui i soldati di guardia si addormentarono e Vittore pensò di fuggire andando a nascondersi nella stalla dell’anfiteatro. Le guardie, quando si destarono, non trovando Vittore andarono a cercarlo: una donna da loro interrogata disse di aver visto
un uomo fuggire e seguendo le indicazioni arrivarono nella strada che portava alla stalla; entrarono e scoprirono Vittore che cercava a di nascondersi tra le teste dei cavalli. Le guardi, esultanti, lo portarono fuori.
A queste notizie Massimiliano, indignato, ordinò che i soldati lo conducessero fuori dalla città. Fatti venire dei soldati, armati di scure, ordinò che conducessero Vittore nel bosco degli olmi e lo decapitassero. Vittore venne decapato e l’imperatore per di più comandò che il suo corpo, insepolto, fosse dato in pasto alle fiere. Trascorsi sei giorni, mandò il questore con dei soldati a constatare se il corpo era già stato divorato dalle belve e invece trovarono il corpo intatto con le due fiere che gli
facevano la guardia, una alla testa e l’altra ai piedi: ritornarono a riferire il tutto all’imperatore, che immediatamente ordinò che il corpo di Vittore fosse seppellito. Avvolto in teli di lino il corpo di Vittore fu trasportato poco distante dal bosco e venne seppellito.

il Martirio di San Vittore

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