Quando l’orrore è esattamente a due passi…di accetta.

Oggi racconto una storia macabra, grottesca e dimenticata.

Madre superstiziosa e legata ai figli in un profondo amore malato che la spinse a compiere l’impensabile e l’orrore.


Leonarda Cianciulli, classe 1894, nacque a Montella, in provincia di Avellino, nella profonda Irpinia. Ultima di sei figli, ancora in fasce, è già l’angoscia della madre, che la visse come il frutto di una violenza. La donna che saprà far tremare e Per lei nessuna carezza o parola di conforto. Solitudine, sconforto e tanta, tanta, violenza.

A 23 anni, una scelta coraggiosa: sposare Raffaele Pansardi, impiegato al catasto di Montella contro la volontà materna che la voleva meritata ad un cugino.

Quella decisione spalancò il portone di un contrasto insanabile con la genitrice, la quale non partecipò alle nozze, e anzi augurò alla figlia ogni male possibile, vicenda che condizionò in modo irreversibile la psiche di Leonarda.

Purtroppo, la neosposa venne colpita da molti lutti. Aborti e morti premature dei figli appena nati la portarono a scongiurare ad ogni costo e con ogni mezzo ogni altra disgrazia.

Nel 1930 il terremoto del Vulture spinse Leonarda Cianciulli e la sua famiglia al trasferimento a Correggio, nella provincia di Reggio Emilia e nel cuore della Pianura Padana.

A Correggio la presenza di Leonarda Cianciulli era ben vista. Si era inserita nella vita cittadina meglio del marito, dal carattere più chiuso e scontroso. Seppure alle spalle avesse un passato burrascoso, condanna per truffa e furto, la Cianciulli sempre indaffarata e alla ricerca di guadagni anche facili, non si fece scrupoli. Un po’ fattucchiera e un po’ maga, dispensava false verità tra carte e amuleti. Un po’ antiquaria, si lanciava nella compravendita di mobili, fino anche a inventarsi commerciante, smerciando vestiti.

Ma poi nel giro di breve la situazione cambiò, precipitò. Negli anni Trenta il marito l’aveva abbandonata e alla tranquillità subentrò la precarietà: dover far fronte alle necessità materiali, la forte preoccupazione per lo scoppio della Seconda guerra mondiale. L’ossessione che il figlio maggiore, il più amato, Giuseppe Pansardi, potesse essere chiamato in prima linea, mentre un altro, più piccolo, era già sotto la leva.
Fu il timore che le toccassero la prole a trascinare la Cianciulli nel più nero sconforto, e a spingerla verso il male più oscuro.

Leonarda Cianciulli ha già premeditato e individuato le sue prede. Si tratta di tre donne sole, quasi senza amici e parenti, e che hanno in comune la voglia di cambiar vita. Le tre, a cui la sorte evidentemente ha voltato le spalle, hanno pescato dal mazzo la carta sbagliata, quella del diavolo, che veste le sembianze di Leonarda Cianciulli. Le malcapitate sono Faustina Ermelinda Setti, Francesca Clementina Soavi e Virginia Cacioppo. Il piano della strega è ben curato e messo a punto nei mini dettagli. E’ stato escogitato con incredibile scaltrezza. La Cianciulli fa mostra di sé come una diabolica Cupido capace di realizzare i sogni d’amore più reconditi delle sue tre amiche. La fattucchiera irpina promette alla Setti un nuovo marito a Pola, scavalcato l’Adriatico, in Croazia. Per la Soavi invece è pronto un nuovo lavoro a Piacenza. E infine con la Cacioppo esagera, tombola: amore e un impiego a Firenze.
Dopo la fase progetti mirabolanti, Leonarda convince le sue prede a vendere ogni bene in loro possesso. Cosa più importante, tutto il lavoro doveva esser compiuto senza che nessuno sapesse, in gran segreto. Per quale fine avrebbero potuto domandarsi le tre inconsapevoli moriture? La risposta era pronta: non suscitare invidie nei compaesani, non risvegliarne la curiosità e alimentarne l’astio.

I tre feroci ammazzamenti si compiono nel giro di un breve periodo tra il 1939 e il 1940. Con la scusa di predisporre gli ultimi dettagli e di un saluto d’addio, Leonarda Cianciulli invita una per volta le donne a casa sua. Prima le circuisce e le blandisce con chiacchiere e progetti, poi, quando le vittime si sentono a loro agio, tranquille, inizia l’orrore.

Leonarda le sorprende alle spalle, nel pugno ha un’accetta e con quell’arnese vibra un colpo talmente secco e spietato che spacca loro la testa in un solo colpo. Le poverette stramazzano sul colpo. Porta poi le vittime in ripostiglio e con le mani di un rodato macellaio le smembra come carcasse d’animale, spolpando le ossa dalla carne. Poi depone i resti umani in un grande pentolone, li mescola alla soda caustica e fa bollire il tutto per ore. Infine con il grasso colato ricaverà il sapone, mentre con il sangue e la farina di ossa biscotti e pasticcini. Dolci dal gusto “ottimo”, dirà lei stessa durante un interrogatorio.

Quando tutto sembrava dimenticato,qualcuno iniziò a chiedersi che fine avessero fatto quelle tre donne. In particolare la signora Albertina Fanti, cognata del soprano d’opera Virginia Cacioppo, di punto in bianco si presentò alla stazione dei carabinieri di Correggio per denunciarne la scomparsa. Ma siccome non emerse nessuna prova concreta che quell’allontanamento non fosse volontario, gli investigatori decisero di chiudere l’inchiesta. La Fanti, però, qualcosa aveva annusato, e non si diede per vinta indagando sui fatti in prima persona. Non le ci volle molto per scoprire che altre due donne erano sparite nel nulla, la Setti e la Soavi. Entrambe, come sua cognata erano over 50enni, e avevano progettato e sognato di lasciare Correggio per una nuova vita. Troppe coincidenze, insomma, tanto che le voci di una probabile e orrenda fine delle sparite si fece via-via più insistente e giunse all’orecchio del commissario Federico Serrao, che a sua volta iniziò a indagare attorno al palazzo di via Cavour. La svolta arrivò improvvisa quando il poliziotto incappò in un buono del Tesoro appartenuto a Virginia Cacioppo e presentato al Banco di San Prospero da un prete, certo Adelmo Frattini. Sentito il parroco, questi rivelò che gli venne in mano da tale Abelardo Spinabelli. Ed è quest’ultimo a incastrare la Cianciulli: “Fu lei a darmelo”.
Scattarono immediate le perquisizioni, e gli investigatori individuarono i vestiti appartenuti a Virginia Cacioppo. Nel solaio del palazzo di via Cavour, poi, la macabra scoperta: un mucchio d’ossa e in cima una dentiera.

Leonarda Cianciulli morì in ospedale psichiatrico dove stava scontando la pena a 30 anni di reclusione.

Una donna apparentemente simile a tante, ma crudele e fredda come poche mai hanno saputo essere.

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