
Contento, proprio contento
La Farfalla, TONINO GUERRA
sono stato molte volte nella vita
ma più di tutte quando
mi hanno liberato in Germania
che mi sono messo a guardare una farfalla
senza la voglia di mangiarla.
Come raccontare di uno dei più grandi poeti del novecento? Forse attraverso i luoghi a lui cari è più facile. E’ come sentire la carezza dei suoi versi, e la dolcezza del canto.
Frammenti d’anima sparsi in un mare di poesia.
Poche persone possono raccontare cosa si prova a sedere sulla poltrona di un poeta e a toccare la sua macchina da scrivere. Io ho avuto questo grande dono, con il cuore pieno di lacrime e gioia.
Visitare posti così tanto cari ad una figura straordinaria come Tonino Guerra è come vivere immersi in una fiaba fatta di poesia e sogno.










Sognavo che in una tradotta
Il Sogno, TONINO GUERRA
andavo in Germania deportato,
nelle stazioni davano il via al treno
con bicchieri colmi di birra e di schiuma.
M’han preso su e portato al processo
nell’ultimo vagone
mentre il treno passava per Sant’Andrea,
che era pieno di gente vestita da tedeschi
con i pennelli da barba sul cappello.
Il comandante sdraiato in un letto di ferro
tutto a riccioli come le antenne delle farfalle
dice qualcosa, poi carica la sveglia:
un manico d’ombrello diventa una maniglia,
la maniglia una vecchia rivoltella.
“Mi raccomando che non gli scappi un colpo!”
Lui nemmeno mi ascolta, tocca il grilletto e
pum! Dico “è diventato matto?
adesso mi ha accoppato.” E mi sono svegliato.
Pennabilli è un piccolo borgo dove Tonino Guerra ha vissuto e riposa. Un paesino arroccato sugli appennini in provincia di Rimini e che sembra un dipinto. Non a caso, i panorami che circondano questo angolo di Romagna hanno ispirato grandissimi artisti come Leonardo per gli sfondi delle loro opere.
Il Museo dedicato al poeta romagnolo non poteva che trovare in questo ambiente la collocazione ideale.
Raccolta di vita, opere, premi e ricordi curato dalla stessa moglie Lora e dai tanti volontari che si prodigano per far conoscere la figura di un uomo tanto straordinario.
Un mondo ricco di sorpresa e fascino di cui le parole possono appena delinearne il fascino.

Da ragazzo anche la faccia mi luccicava
NATALE DEL ’44, TONINO GUERRA
quando arrivava la festa di Natale.
Per tutta la notte si muoveva il setaccio
e la mattina mi davano il vestito bello.
Allora scappavo di corsa
per andare in piazza a farmi vedere;
e a mezzogiorno in punto alla tavola addobbata
si mangiava tutti in santa pace.
Il mio Natale! L’odore delle ciambelle!
Oggi l’ho passato in giro, per una strada,
senza pane, con una tuta in prestito,
lontano da casa e senza l’amore di nessuno.
Non solo opere poetiche, ma anche mobili che testimoniano un grande estro creativo. Creati con cura, originalità e unicità.
Oggetti dinamici che regalano scorsi diversi e particolari variegati ad ogni nuovo sguardo, quasi per invitarvi a guardare oltre la verità precostituita che il mondo, troppo spesso tiranno, impone.
Questo il muro
e qui gli scarabocchi
che facevo da bambino
col gessetto,
da quando ho cominciato
a seguire il braccio
per fare una riga lunga
e i ghirigori.
Questo il muro
e qui gli scarabocchi.
Gli Scarabocchi, TONINO GUERRA
I dipinti testimoniano la curiosità verso il mondo e i tanti pensieri che attraversano l’anima di un artista poliedrico che ha vissuto un secolo travagliato e complicato, professionista conosciuto ed apprezzato nel mondo del cinema e che ha lavorato accanto a mostri sacri come Fellini, Antonioni e molti altri altri.
Riguardo proprio a Fellini, è presente un prezioso e raro volume scritto proprio da lui e donato al poeta, suo grande amico.
La vita di Tonino Guerra è stata esistenza mai paga dei confini a cui spesso viene educato l’uomo, sempre alla ricerca di un nuovo orizzonte. Persino nel luogo dove riposa ha voluto vedere l’orizzonte infinito.











Tra finestre, finestrini, fessure,
La capanna, tonino guerra
tapparelle, buchi e sportelli,
dentro la capanna ce n ‘erano
più di cinquanta e Omero
per una settimana e più si è messo
a guardare quello che si vedeva fuori.
Prima di tutto gli alberi che i contadini
piantavano attorno a casa: il gelso per
l’ombra sul pozzo perché
le donne nel tirare su l’acqua non prendessero
un colpo di sole, il noce che tiene lontane
le mosche, il vinco per i canestri e
i cesti che facevano i vecchi nella veglia,
il tamerice per le ramazze che pulivano
la stalla e l’aia, la siepe del sambuco
contro il verme solitario
e poi il canneto che dava le canne nuove
per la vigna. Tutto questo era ancora lì,
ma dei pagliai erano rimasti solo i pali
ficcati in terra
coi fili di ferro allentati
che non tenevano più fermo lo strame
contro le burrasche del vento.
Si rimane colpiti dai tanti colori che illuminano le stanze:una danza animata all’interno del museo, uno dei luoghi solitamente statici per eccellenza.
Opere vive e pulsanti nella loro creatività ed unicità.






























Non è vero che uno più uno fa sempre due; una goccia più una goccia fa una goccia più grande
Tonino Guerra
Bellezza, amore e infinito. Dove il cuore ritrova la sua vera essenza salvificata.
La poesia può salvare, basta saperla ascoltare nel profondo.
E forse ascoltando la sua essenza, l’umanità potrebbe davvero tornare ad essere migliore.

