
Piccolo disclaimer: Michela Giraud non ha mai totalmente catturato il mio interesse. Iperbole irriverente delle nevrosi femminili, racchiude nelle sue interpretazioni i cliché di tante donne. E per questi motivi non l’ho mai apprezzata.
Ma, lo devo ammettere, in Flaminia ho avuto una bella sorpresa.

La storia di una ragazza della Roma Nord, benestante e fidanzata con il rampollo di una famiglia della città che conta. Difatti, la giovane, figlia di un chirurgo plastico, soffre il fatto di essere definita come una arricchita. Mancando sempre quel pizzico di “pedigree” aristocratico che solo il matrimonio le avrebbe potuto garantire.
Parafrasando quanto da lei narrato, il padre ritoccava culi mentre le sue amiche erano figlie di notai e avvocati capitolini.
Sempre alla ricerca della sua affermazione e del successo, si trova a dover fronteggiare l’arrivo di Ludovica: sorella autistica da parte di padre che torna a casa dopo aver bruciato un materasso nella clinica in cui alloggia.

Nuovi equilibri per una famiglia in cui le apparenze sono tutto e tanti, troppi, disastri.
Ma da cui trapela una profonda verità: la disabilità può generare un’onta di ipocrisia pari ad un ciclone. E rivelare tanti aspetti della propria vita mai considerati prima o quantomeno dati per scontati.
Le due sorelle si ritroveranno e Ludovica, con la sua genuina e spontanea personalità, farà scoprire a Flaminia la falsità che si cela dietro una vita invidiabile.

Vi diranno che una storia vera, non credetegli.
Michela giraud
Un film leggero ma non troppo e profondamente vero.
Da vedere per riflettere su quanto le apparenze possano essere false.

