

Attorno al 1200 c’era un piccolo naviglio che, all’imbrunire d’una sera d’estate, solcava le acque leggermente increspate del Lago Maggiore, dirigendo la prua verso il porticciolo di Arolo. A poppa stava beatamente seduto messere Alberto de’ Besozzi, nobiluomo e mercante di stoffe. Si godeva il panorama e si godeva lo spettacolo, rinfrancato dai floridi guadagni appena ottenuti.

L’approdo era ancora lontano quando, come succede ancor oggi in certi giorni d’estate, un improvviso vento di tempesta cominciò a soffiare impetuoso dai fianchi delle montagne d’occidente.
Un temporale incattivito si rovesciò senza indugi e senza clemenza sul lago. L’uomo iniziò a preoccuparsi seriamente: i suoi servitori non riuscivano, in alcun modo, a stabilizzare l’imbarcazione.

Il piccolo naviglio si frantumò contro la sponda magra che in quel tratto era particolarmente ossuta, aspra e inospitale. Il lago in tempesta si accanì a lungo contro le rocce, contro i legni spezzati e contro le miserie degli uomini. Solo un vero e proprio miracolo salvò Alberto de’ Besozzi da quel naufragio aggressivo e senza cuore. Il mercante riuscì a stento ad aggrapparsi a uno di quegli arbusti che resistevano gagliardi, a pelo d’acqua, tra gli anfratti rocciosi.
Si issò a fatica su uno sperone di roccia meno scivoloso degli altri e scovò un buco protettivo scavato nel tempo dalle acque del lago e messo lì, a disposizione del miracolo in corso. Il naufrago si abbandonò in quella spelonca di salvataggio, sfinito e sanguinante. Quando riprese conoscenza era un uomo malconcio nel corpo, ma rimesso a nuovo nell’anima.


Sopravvisse da eremita dedito alla preghiera in quell’antro a picco sul lago e si fece fama di sant’uomo con le genti dei dintorni che gli portavano di che sfamarsi. All’anacoreta Alberto de’ Besozzi, anticamente uomo d’affari dalla bella vita e ora asceta dalle virtù miracolose, si rivolgevano ricchi e poveri nei periodi grami di pestilenza e di carestia. La costa rocciosa del Sasso Ballaro divenne il luogo di una particolare devozione e, quando venne il tempo, gli uomini delle rive vi edificarono una cappella che era, anch’essa, un vero miracolo di equilibrio costruttivo. E considerato che questo era il destino di quei sassi scoscesi, lì attorno si insediò anche una comunità di monaci che diede vita allo spettacolare Eremo di Santa Caterina del Sasso.

