
Quando rivedo le immagini di Elisa Claps provo una rabbia profonda e viscerale. Negli occhi di questa ragazza c’è tutta la bellezza e la voglia di vivere di una giovane donna che immagina un futuro. Sogna una famiglia, una realizzazione professionale e di realizzare i suoi sogni.
Ecco, guardate bene questa foto: i sogni di Elisa sono stati annientati poco dopo averla scattata.
Tutti ne conosciamo la storia e la becera omertà che ha fatto da contorno. Vi invito a vedere la fiction coprodotta da Rai e Netflix: approfondita e recitata in modo straordinario.

Mamma Filomena, papà Antonio, i fratelli Gildo e Luciano lottarono contro ostacoli di ogni sorta: depistaggi, infamie, diffamazioni e omertà. Tutto per cercare la loro adorata figlia e sorella, scomparsa in uno dei luoghi più sicuri per antonomasia.
Il luogo deputato al culto della fratellanza e della pace.
Ma la realtà era molto peggiore di ogni immaginazione tragica. Elisa fu uccisa da Danilo Restivo, un ragazzo con manifesti (ma sempre celati dalla famiglia) problemi psichici, e abbandonata nella Chiesa della Santissima Trinità di Potenze dal 1993 fino al 2010.
Quasi vent’anni nel sottotetto di un edificio religioso frequentato e utilizzato dai fedeli. All’ombra della croce mentre mamma Filomena chiedeva informazioni Elisa giaceva sola ed esanime a pochi metri di distanza.
Don Mimì Sabia, prete (mi fa schifo definirlo tale, perdonatemi), allontanò la famiglia in modo indelicato e supponente, invitando a cercare altrove. Come può essere definito un tale comportamento?


Eppure anche dal più atroce dei dolori e delle violenze può nascere la speranza. Dopo una battaglia legale e legislativa, Danilo Restivo fu condannato e spero marcisca in carcere: solo e abbandonato, esattamente come e’ morta la povera Elisa.
E quella speranza vede la luce nel 2002 da un’idea di Gildo Claps: Penelope.
Un’associazione che nacque dalla necessità di dare sostegno a tutte le persone che si ritrovano catapultate nel limbo della scomparsa di un proprio parente o amico.
Un sostegno che si traduce in assistenza legale, psicologica, tecnica ed umana.
Donando quella voce a tante persone dimenticate e ai loro cari attraverso anche un capillare coinvolgimento delle istituzioni.
Per non dimenticare mai Elisa e i suoi sogni di un mondo più giusto e felice.
Da una violenza può nascere sempre una luce di speranza: e questa luce e’ il sorriso di Elisa.
Bellissimo e così dolce da scaldare il cuore.

