
Condivido con la fondatrice del movimento un’ episodio, profondamente personale, che mi ha fatto capire sempre di più quanto sia importante dare voce a tutte le donne.
E lottare per chi non ne ha.

Emmeline Goulden Pankhurst ha combattuto strenuamente affinché fosse concesso il diritto di voto alle donne, fino ad allora appannaggio solo degli uomini.
All’età di 7 anni accadde qualcosa di molto significativo: mentre era nel suo letto, il padre, convinto che dormisse, le si avvicinò e le sussurrò: “Se solo fossi un maschio”. Era il 1865.
Nonostante la famiglia fosse progressista e molto avanti rispetto all’epoca, lo stesso padre vedeva come impedimento la natura stessa della figlia.
Come racconterà la stessa Emmeline, la frase del padre rappresentava una constatazione assolutamente drammatica rispetto alla condizione di quella che considerava una ragazza forte e intelligente.

Da quel momento fu chiaro a Emmeline che nella società la donna non aveva alcun peso. Essere una donna era quasi una sventura. Le donne infatti non potevano leggere, ascoltare musica, studiare, e tantomeno partecipare alla vita politica. Si sentì quindi in dovere di difendere i diritti delle donne e con il passare del tempo sviluppò gli ideali sul diritto di voto per le donne.
Decise che la condizione di donna non avrebbe mai dovuto rappresentare impedimento.

Emmeline divenne una delle principali esponenti del movimento delle suffragette nei primi anni del ‘900. Il movimento fu criticato a causa delle azioni violente quali incendi di edifici e sabotaggi. Molte suffragette, tra cui la stessa Emmeline, subirono arresti per aver commesso atti rivoluzionari verso gli altri partiti “maschili”.
Gli atti vandalici e le veementi proteste erano un grido contro il silenzio a cui tutte le donne erano costrette. Per non parlare dell’emarginazione sociale che affliggeva chi decideva di manifestare a fare del suffragio femminile.

Promosse vari gruppi in Inghilterra: fra tutti “Franchise Woman’s League” (la Lega per il diritto al voto alle donne) nel 1898 e, cinque anni dopo, il Women’s Social & Political Union, l’Unione sociale che si prefiggeva l’estensione del suffragio alle donne.
Promosse anche una grande campagna di sensibilizzazione sul tema del suffragio universale in altri paesi come Stati Uniti, Canada e Russia.
Il grido di una donna divenne un movimento mondiale e straordinario, unito in un unico coro.

Al suo ritorno in Inghilterra le autorità avevano già concesso il diritto di voto alle donne, nel 1918, ponendo di fatto fine ad una lunga lotta per il riconoscimento della parità dei diritti.
Combattè ancora molte battaglie, insieme alle due figlie, mentre la salute andava peggiorando.
Emmeline morì all’età di 69 anni, nel 1928, lasciando una grande eredità spirituale.
Il New York Herald Tribune la definì “l’agitatore politica e sociale più notevole della prima parte del XX secolo e la protagonista suprema della campagna per l’eleggibilità elettorale delle donne”.
La storia la considera una delle femministe più importanti ed influenti del nostro tempo. Tutte noi donne le siamo debitrici in qualche misura.
Per tutte le libertà di cui oggi disponiamo e spesso non consideriamo nemmeno. Libertà innate che si sono dovute conquistare con sacrifici e lotte.

Questo ci fa capire come da una frase, detta ad una bambina, si possano innescare dei meccanismi tali per cui si cambia il modo di vedere il mondo e lo si può rendere migliore.
Non esistono limiti per lottare a favore di un mondo più giusto e ora più che mai la lotta continua.
Per tutte quelle donne che ancora maledicono la loro condizione femminile in paesi dove la loro libertà è ancora un miraggio.

