
Ci sono uomini profondamente incapaci di amare, parassiti che si nutrono dell’anima più pura delle persone rendendole loro schiave.
Personaggi dall’aspetto e dal carisma apparentemente perfetti. Spesso sembrano empatici, premurosi, generosi e perle rare. Nulla di più falso. In gergo specialistico, la prima fase di approccio, chiamata love bobbing è letale: la “preda” viene manipolata e convinta ad aprirsi, in piena e totale fiducia. E tutte le confidenze, sfoghi e piccoli dettagli sono registrati, e non per istinto generoso.
Anzi: in una mente narcisista tutto è profitto, guadagno e sudditanza. Non a caso, e la cronaca ne è testimone, molti narcisisti si annoverano tra stalker e vessatori. Il loro scopo è annullare ogni forma di ribellione, facendo terra bruciata attorno alle loro vittime.
Parafrasando quanto detto dalla mia psicologa, il narcisista ha il biglietto da visita perfetto iniziale.
E da queste doverose premesse che inizia la storia raccontata in questo libro.

Così come tante donne ne rimangono affascinate anche le protagoniste del racconto subiscono la fascinazione. Non per forza da definire fragili ma che rispondo ad un subdolo canto ammaliatore, al pari delle sirene. Alla ricerca di un rapporto autentico.
Illudendosi che quel legame è salvezza e unica forma di amore possibile: in realtà è un baratro in cui si butta a capofitto.
E da cui si esce, nella migliore delle ipotesi, con un sacco di lividi e ferite.
Provate e sofferenti.

La scelta del titolo evoca una delle figure artistiche più straordinarie di tutti i tempi: Artemisia Gentileschi. Autrice di uno dei miei quadri preferiti: Giuditta che uccide Oloferne. Un profondo inno alla ribellione che crea una sorta di file rouge tra la storia che sto per raccontare e la figura della pittrice.
Due donne che più diverse non potrebbero essere, catapultate da un sogno ad uno dei incubi peggiori della vita. In gioco perverso che il loro aguzzino ha tramato alle loro spalle.
Il rapporto tra le due si svilupperà in modo inaspettato e sorprendente, creando una solidarietà femminile incredibile contro l’orco che le tiene in ostaggio.
Ebbro delle sofferenze altrui e totalmente privo di qualsiasi forma di empatia.
Il legame che legherà le donne sarà una ferma opposizione alla violenza, un grido oppositivo a quello spesso succede alle vittime dei narcisisti. Isolamento assoluto: d’altra parte sono maestri nel distorcere la realtà e le persone rimangono sempre troppo ancorate a quella convinzione non di non voler vedere oltre le apparenze.
Una figura, quella dell’uomo, ideata dalla mente della scrittrice ma che in realtà ha molti punti in comune con la realtà vissuta da molte persone. Quanto possono essere subdoli e ingannevoli i sentimenti di un narcisista egocentrico.
Un vortice di dipendenza quasi al pari dell’abuso di sostanze. Chi intraprende una qualsiasi relazione con questi individui ne diventa quasi ossessionato, pur sapendo che è dannoso.

Una trama coraggiosa, avvincente e scomoda. Scene di violenza che fanno male per la crudezza e l’impatto ma che, ora più che mai, sono estremamente necessarie.
Storia intrisa di speranza e determinazione.
Conoscendo molto bene e avendo attraversato il baratro di una relazione tossica, seppur per breve tempo, ammetto che non è stata una lettura semplice ma è necessario avere il coraggio di raccontare e mettere in guardia, come molti prima di me hanno ribadito.
Soprattutto perché è un pericolo sempre in agguato e dai cui occorre difendersi.
L’amore non è questo schifo: ricordiamocelo sempre e non sottovalutiamo mai i campanelli d’ allarme.
Le favole non esistono e chi ve lo fa credere vi ha già condannato ad un incubo: la sua prigione.

