Sognando un mondo senza guerra e violenza…Pippa Bacca

Oggi, in una giornata tanto particolare, vorrei raccontare la storia di una sognatrice concreta. Artista dall’occhio curioso e dai sentimenti puri.

Pippa Bacca era uno pseudonimo.

Il vero nome era Giuseppina Pasqualino di Marineo. Pippa Bacca era quindi solo una delle cinque alter ego. Era l’artista. Poi, come raccontato dalle quattro sorelle, c’erano le altre: Pippa Pasqualino di Marineo, lavoratrice in un call center; Eva Adamovich, nel duplice ruolo di curatrice della Fondazione Pippa Bacca e manager delle Bubble Gum, complesso vocale femminile; infine una supereroina, detta “Il coniglio verde”, apparsa molto di rado, il cui corpo nudo era coperto da un mantello verde. Pippa, del resto, indossava solo abiti di colore verde, circostanza menzionata anche in qualche cronaca. Si trattava del risultato di una decisione presa a un certo punto della vita, alla quale Pippa era rimasta sempre fedele. Ogni giorno vestita di verde.

Una donna profonda e coraggiosa, che andava oltre ogni realtà imposta e convenzionale.

Osservando oltre gli occhi, per scrutare quei dettagli che sfuggono agli occhi degli uomini. Guardare il mondo con gli occhi sorpresi di un bambino felice.

Questo era l’artista milanese, oltraggiata anche dopo la morte e uccisa due volte.

Purtroppo tutto ha inizio con l’ultimo lavoro di Pippa. L’8 marzo 2008, giornata internazionale della donna, Pippa era partita da Milano insieme a Silvia Moro, l’artista con cui aveva condiviso il progetto. Entrambe vestite con un vistoso abito bianco da sposa, volevano attraversare in autostop undici nazioni la cui storia recente era stata segnata da un conflitto o da tensioni sociali: dall’Autogrill Sebino di Erbusco, in provincia di Brescia, fino ai Balcani, al Libano, alla Siria, per poi arrivare a Gerusalemme. C’era l’idea, da parte di Pippa, d’incontrare un’ostetrica a ogni tappa. Pippa avrebbe fatto all’ostetrica una lavanda dei piedi, mentre Silvia avrebbe cercato delle ricamatrici o delle artiste, invitandole a ricamare sul suo vestito. A un certo punto le due si separano.

Il 31 marzo, in Turchia, Pippa incontra la persona sbagliata, un certo Murat Karataş, un tizio con precedenti penali, sposato e con un primo matrimonio alle spalle. Karataş, dopo aver caricato Pippa in macchina, le fa violenza e la uccide.  L’11 aprile viene ritrovato il corpo. La notizia fa il giro del mondo, ma sembra lasciare un segno soprattutto in Turchia, ancor più che in Italia.

Anzi, nel paese noto per la sua cristianità , Pippa viene apostrofata e descritta come una sprovveduta ingenua e folle.

Generando una fortissima ondata di biasimo contro la sua figura e che getta la stessa famiglia nello sconforto.

Odio assurdo e ingiustificato contro una donna colpevole (se così si può definire) di desiderare un mondo migliore.

Una violenza nella violenza e per cui nessuno, anche tra le stesse istituzioni, ha mai chiesto scusa.

Ho sempre pensato, da studentessa universitaria all’epoca quale ero e da donna ora, che il mondo non meritasse un’artista immensa come Pippa e forse non ha mai compreso fino in fondo il suo messaggio.

Una voce per la pace, un grido alla bellezza che gli esseri umani nascondono sotto la loro coltre di ipocrisia.

Grazie Pippa per il tuo breve raggio di luce con cui hai illuminato il mondo.

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