Mia, un film che fa male.

Un film necessario e violento.

Di una violenza che sa poco di schiaffi, ma scava nel profondo dell’ anima. Devastandola fino a quello che un genitore dove non dovrebbe mai passare.

Perdonatemi, fin da ora, se il mio linguaggio non sarà moderato o educato. Io, con certe merde, risparmio la mia proverbiale educazione.

La storia è quella di una famiglia normale, alle prese con le tante problematiche di una ragazza adolescente.

Le chiacchiere con le amiche, lo sport e i primi amori.

Tra cui quello che ogni adolescente crede sia quello della vita.

Travolgente, intenso e bellissimo.

Ma, nel caso di Mia, sarà davvero così?

Mia è una ragazza piena di vita, amici e interessi. Una di quelle ragazze che vogliono vivere ogni respiro della vita. Ragazze profondamente empatiche.

Che sul loro cammino incontrano il male.

Travestito da amore premuroso, attento e meticoloso ad ogni dettaglio. Tutto ha inizio con un love bobbing meraviglioso e totalizzante, per permettere di conquistare la fiducia della vittima.

E poi il baratro.

Il rapporto diventa un susseguirsi di controllo ossessivo e maniacale, fino al ricatto e alla violenza.

Ogni ribellione comporta una punizione.

Quest’ ultima attuata con una delle forme più subdole e meschine che si possano immaginare.

La diffusione di immagini private, screenshot di chat e tanto altro.

Per isolare, ledere la vittima e farle male. Al pari di uno schiaffo.

Perché, una volta diffusi questi dati, iniziano le critiche, gli sbeffeggiamenti e tutta quella violenza verbale di cui molte persone sono capaci, compresi anche sedicenti amici.

Annientamento e paura diventano le compagne di vita e non sembra esistere via d’uscita.

Così tanti ragazzi, ragazze e persone adulte hanno perso la vita.

Per colpa di pezzi di merda che hanno preferito sbandierare chat private, foto, vocali e tanto altro utile solo a fare del male.

Io vorrei che film come questo fossero diffusi capillarmente e soprattutto le leggi  più che mai attuate.

Perché questi individui paghino la loro colpa esattamente come se avessero commesso una violenza.

Hanno ucciso l’anima e nei casi più gravi il corpo.

Perché ricordatevi sempre che una chat osé o una confidenza fatta alla persona sbagliata, immagini spinte  o vocali ammiccanti non sono un reato. Tormentare attraverso la diffusione di questi strumenti per ledere la sua persona è reato.

Lottiamo per chi ha subito e subisce tutto questo.

Io sono Mia, Tiziana, e tutte quelle donne che hanno pagato con la vita la cattiveria di esseri immondi.

Troppo codardi per accettare un no e insegni di esseri definiti esseri umani.

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