L’ amore oltre morte e peccato.

Amor, ch’al nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come
vedi, ancor non m’abbandona…

Noi leggevamo un giorno per diletto
di Lancillotto come amor lo strinse,
soli eravamo e sansa alcun sospetto.
Per più fiate li occhi ci sospinse quella
lettura e scolorocci il viso; ma solo un
punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo del disiato riso esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse…
Quel giorno più non vi leggemmo avante.”

Dante Alighieri  – Inferno – Canto V

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Non poteva non iniziare in questo modo una vicenda tanto drammatica e struggente.

Paolo Malatesta e Francesca da Rimini. Amanti nella vita e condannati per l’eterna colpa.

Quando Lancillotto scorge la regina appoggiarsi alla finestra sbarrata da ferri spessi, le rivolge un saluto colmo di dolcezza. Ed ella subito glielo rende, ché entrambi son presi da un solo desiderio, egli per lei ed ella per lui. Nelle parole che si scambiano non vi è ombra di tristezza o di scortesia. Si avvicinano l’uno all’altra e si prendono per mano. Provano un immenso dispiacere per non potersi unire maggiormente e ne maledicono l’inferriata. Ma Lancillotto si vanta di poter entrare accanto a lei, se la regina vi consente,
né le sbarre lo potranno trattenere…
lui è disposto a piegare il ferro pur di amarla!”
Francesca adorava questo testo che aveva letto e riletto. Suo padre le aveva procurato una copia manoscritta. Francesca sognava una passione come quella… Lancillotto avrebbe dato la vita per la sua amata Ginevra… Esisteva davvero un uomo come lui, un uomo capace di salvare la sua amata,  rinchiusa in un impenetrabile Castello?

(Estratto da “Paolo e Francesca”, romanzo di un amore di Matteo Strukul)

La storia d’amore tra i due sfortunati è stata molte volte rappresentata sia in pittura che in letteratura. Francesca amava le storie che leggeva nei suoi adorati libri, e nei suoi sogni c’era un uomo come Lancillotto. Il suo destino la portò ad un triste matrimonio combinato. Nello  stesso tempo, però, incontrò Paolo, fratello del marito, suo cognato. Già dal primo sguardo Francesca e Paolo furono perduti, condannati ad una passione impossibile da reprimere.

Il marito li uccise senza pietà, dimostrandosi essere empio e malvagio. Difatti lo stesso poeta fiorentino, non ne fece un ritratto edificante. Mentre per le vittime, nonostante per l’epoca la loro onta fosse deprecabile, utilizzò sempre parole e versi carichi di empatia e compassione.

Legati da una passione impossibile, ma uniti nella bellezza pura della poesia.

Eterni nella memoria compassionevole di un’atto disumano.

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