
Oggi voglio parlare di uno sentimenti più meravigliosi che sono stati tramandati nei secoli.
Dante Alighieri e Beatrice Portinari.
Protagonisti supremi della letteratura italiana che in vita si scambiarono qualche sguardo fugace.
Ma il sommo poeta portò il ricordo nel cuore. Profondo, immortale e innamorato.

Dante si è spinto all’inferno per arrivare a Bice Portinari, che tutti noi conosciamo sotto il nome di Beatrice.
Una donna di ceto sociale superiore al suo che nell’immaginario collettivo è spesso rappresentata come fiera ed altera. Distaccata ma presente, lontana da ogni piccolezza umana e superiore nell’elevatura dell’anima.
Nata per essere creatura divina.

Il poeta fiorentino scrisse l’opera più importante di tutti i tempi ( non credete mai a chi vi dice il contrario), solo per arrivare alla sua donna amata.
Perduto nella disperazione dell’esilio e nel risentimento dell’abbandono.
Solo e senza più legami, devastato profondo dell’anima e sviscerato di ogni empatia.

La donna gli aveva rivolto la parola un paio di volte, forse. Con modi gentili ma distaccati e sfuggenti.
Questo è tutto quello che di certo sappiamo.
Eppure lui la amava profondamente, di un amore accecante e nobile. Una folgorazione che nulla aveva a che fare con la passione.
Difatti, per quanto ci è dato conoscere, tra i due non vi fu nemmeno uno sfioro casuale di mani.

Il Poeta ci ha dimostrato che perfino nel luogo più basso, perfino nel più insopportabile dolore atroce si può trovare il Bello, il giusto.
” Ma per trattar del ben che vi trovai dirò dell’altre cose chi vo’ scorte”.
Avrà paura molte volte lungo un cammino mai intrapreso da nessuno.
Metafora del viaggio di tante anime, messo a nudo in una grandissima opera che diventa inno all’amore.

Ma alla fine riuscirà sempre ad andare avanti e proseguire il viaggio, perché non può esistere la ricerca della felicità, se non si è attraversato prima il dolore.
Ce lo ha dimostrato in tutti i modi:
Più di Leonardo, più di Michelangelo, più di Raffaello.
Nessuno ha dipinto l’Amore e il tormento come Dante Alighieri…

La pennellata letteraria dantesca ha qualcosa di straordinario e unico.
Oltre ciò che gli umani possono concepire. Beatrice rende migliori e salva, di quella salvezza che sa di resurrezione.
Senza essere presenza oppressiva o vacua essenza. Le sue parole sono alito di vita e dolcezza che accarezza il cuore.
Donna e signora, dolce e autoritaria, eterna nel suo essere ma profondamente mortale nelle sue esortazioni.

Mai amore fu più grande di quello di Dante per la sua Beatrice. La rese immortale al mondo e alla memoria.
Spettatrice della sua breve vita e testimone eterna di un sentimento grande come l’ infinito.

