
Eh sì: anche sul Titanic è passato un pezzo di Varese.
Una storia che fortunatamente sta iniziando a diffondersi ma che, fino a qualche decennio fa, era conosciuta solo nella nostra provincia.
Emilio Portaluppi, originario della provincia di Varese fu tra i passeggeri della nave più famosa del mondo e tra i pochi fortunati sopravvissuti.
Un personaggio eclettico e straordinario che cercherò di raccontare, la cui storia è, già di per sé, degna della trama di un romanzo.

L’uomo nacque nel paese di Arcisate, il 15 ottobre 1881. L’infanzia è contrassegnata dalla povertà ma anche dal calore della terra natale che porterà sempre nel cuore. Per sfuggire a quel destino comune a tanti paesani, emigrò in America. Per la precisione, si stabilì a Barre, nel Vermont.
Complice la formazione di scalpellino esperto nel maneggiare qualsiasi materiale, decise di trasferirsi direttamente nella capitale del granito USA: fulcro d’arrivo di tantissimi scalpellini da tutta Europa.
La decisione fu presa con grande coraggio ma anche con la ferma determinazione di voler cambiare il corso della sua esistenza e dare un futuro diverso a chi amava.
E, non è mai male ricordarlo, la distanza era molto più tangibile dei giorni nostri. Le comunicazioni pervenivano attraverso lettere che spesso impiegavano diverse settimane prima di giungere a destinazione.

Forse complice la nostalgia, decise di ritornare in Italia, nel 1911. In America aveva avuto una discreta fortuna e si era rifatto una nuova vita con una donna italiana emigrata anch’essa. Tuttavia, la mancanza del paese e della figlia Ines avevano intaccato non di poco quello che era, a tutti gli effetti, un sogno americano realizzato.
Basti pensare che l’uomo volle essere sepolto nel suo paese d’origine, dove tutt’ ora riposa. Non bastò nemmeno l’oceano a scalfire la voglia di rivedere la terra natale.
Dopo quasi un anno in compagnia della famiglia italiana, decise di tornare nel Vermont.
All’epoca, il mezzo più veloce per gli spostamenti tra un continente e l’altro erano i transatlantici.
Opere di ingegneria navale assolutamente straordinarie per l’epoca, veloci e vere e proprie città sull’acqua: dotate di ogni confort e spesso estremamente lussuose.
Paragonate alle moderni navi da crociera questi colossi possono sembrare un’inezia, ma in realtà la loro costruzione richiedeva mesi di duro lavoro, studi e calcoli praticamente manuali. Le moderne tecnologie di ora non esistevano.
Emilio Portaluppi si imbarcò sul Titanic, in seconda classe.

Un viaggio non economico, se rapportato al tenore di vita della classe operaia dell’epoca e sicuramente indice di un discreto benessere. Gli ambienti non erano lussuosi come la prima classe, ma godevano di eleganza e cura nei dettagli.
Lo scalpellino ebbe modo di conoscere diversi connazionali, e confrontarsi anche con persone da tutto il mondo. Molti dei quali si trovavano nelle medesime condizioni in cui versava lui, diversi anni prima: in cerca di fortuna verso un continente che pareva essere la terra dei sogni.
A bordo di quella che storia, letteratura, arte e cinematografia hanno ribattezzato come la nave dei sogni.
E invece, si trasformò nella tomba di tantissime vite.
Ma cosa accadde davvero? e cosa raccontò Emilio dopo il tremendo naufragio?

Claudio Bossi, studioso ed massimo esperto della vicenda, ricostruisce con minuzioso dettaglio e avvincente trasporto i fatti e le tante esistenze che il Titanic trascinò in fondo all’oceano. Anche i sopravvissuti non dimenticarono mai la tragedia, tatuata nei cuori e oggetto anche di tanti incubi e rimorsi.
Tesoro letterario prezioso e di inestimabile valore che sarà presentato il 12 dicembre alle ore 15.00, a Varese, presso la Sala Risorgimento di Villa Mirabello.
La Varese Nascosta, nell’ambito dell’iniziativa “Artisti Dialoganti”, ha fortemente voluto, ideato e curato l’evento. Occasione di condivisione, conoscenza e riflessione.
Una sola parola: non mancate!!

