Sono artista, un grido unanime e un grumo di sogni.

Tra i tanti varesini che diedero lustro alla città vi è anche Floriano Bodini.

Classe 1933, nativo di Gemonio, si forma all’accademia di Brera assieme a Francesco Messina.

Curioso, innovativo e comunicatore oltre i tempi.

Mi piacerebbe tornare a vivere nei luoghi in cui sono nato.

Floriano Bodini


Il  successo è, fin dalle prime rassegne, indiscusso: le sue opere appaiono nelle manifestazioni più importanti, di carattere nazionale e internazionale, riscontrando un successo di pubblico e critica assolutamente straordinario.

Nel cuore, rimane sempre il suo adorato paese.

I sistemi e le regole dell’espressività non hanno termini nella sua dimensione espressiva artistica. Rompe schemi, preconcetti e anche limiti spaziali.

Tutta la sua opera si mantiene e si bilancia con il “sentito”, con il “provato”. Quasi reinterpretazione di quello che è la pittura espressiva di stampo picassiano. Qualcosa che oltrepassa i confini canonici e millenari dell’ arte per scuotere lo spettatore dalle viscere più profonde.

Gli anni in cui opera, come ben si può evincere, sono tutt’altro che semplici e pertanto molti artisti decidono di creare quello che molti potrebbero definire “risveglio della coscienza”.

Così in questa maniera, le tematiche cosiddette “civili” sono state per Bodini scelta matura con il dopoguerra.

Spesso questo tipo di tematiche erano considerate chiuse in uno stantio isolamento formale, nascoste in quello che era un vero e proprio stigma sociale.

Il non volere per non soffrire ulteriormente e ripensare a quei momenti drammatici e cruenti.

Queste cruente e forti rivelazioni ci offrono e ci spiegano cosa è il volere dell’azione: il disagio e la sofferenza dei corpi soccombono all’assenza, come gli stimoli concessi all’espressività, all’animo.

 

Penso che in Italia l’impegno civile sia legato anche alla religiosità. Io non ho mai diviso questi due aspetti: ho fatto sempre con la stessa serietà sia ritratti di Papi che di persone comuni. Rappresentare due realtà molto diverse come può essere quella di un Papa e quella di mio padre per esempio, affettivamente a me più vicina, è affrontata, dal punto di vista figurativo, con lo stesso impegno. Ho attraversato periodi in cui ho scolpito solo Papi e altri in cui invece mi sono trovato a rappresentare altri soggetti. L’opera di un artista deve sempre essere vista nella sua complessità.

Floriano Bodini

Per ricordare l’opera preziosa e inestimabile di questo artista, il  Civico Museo Floriano Bodini si è posto come vero e concreto esempio di sinergia culturale tra Comune di Gemonio, Fondazione Cariplo, Provincia di Varese, Comunità Montana della Valcuvia, Regione Lombardia, e infine (ma non ultima per importanza) l’ associazione Amici del Museo.

Tutti questi enti hanno unito le loro forze in una sorta di cordata che ha permesso la piena realizzazione del tutto.

Il polo museale è dedicato all’arte contemporanea e alla scultura esponendo la collezione che il famoso scultore ha donato al Comune di Gemonio.

Vi si trovano i gessi e alcune note sculture di Bodini, come Crocifisso un’opera bronzea degli anni Cinquanta, il ritratto della madre e quello del fratello in terracotta, il Lamento sull’ucciso e l’altrettanto famoso Ritratto del padre, in bronzo degli anni Sessanta.

Non mancano testimonianze della sua vasta produzione grafica dai cavalli e dalle colombe degli anni Settanta passiamo ai Pontefici degli anni Ottanta.

Floriano Bodini ha  trasferito inoltre a Gemonio parte della propria collezione privata di grafica e piccola scultura.

Un gesto con cui ha voluto ulteriormente unire indissolubilmente la città tanto amata alla sua arte.

La prima ha un considerevole numero di opere, con litografie e acqueforti, che abbracciano più àmbiti e movimenti, dal realismo esistenziale di Guerreschi.

Forse scontato, ma doveroso, invitare ad una visita per ammirare le opere di uno degli artisti più straordinari del 900.

Varese, fu sempre nel cuore di Bodini e io stessa, come studentessa ne ricordo la grande fama e il carisma con cui intratteneva studenti e persone durante le conferenze.

Come non ricordare poi, la statua di Paolo VI al Sacro Monte: preziosa testimonianza e monumento caro a tutti.

Scultore precursore dei tempi e uomo profondamente innamorato della bellezza: unico, coraggioso e ribelle.

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