Quando la leggenda oltrepassa il film

Questo è uno dei casi dove la fama di un film è resa immortale non solo da un grande regista ma anche da uno straordinario attore che ne fece il suo cavallo di battaglia.

Chi non ricorda quella scena??

Fantozzi, impiegato servile e sbeffeggiato, ebbe nei celeberrimi 92 minuti di applausi la rivalsa di una vita e la vittoria sul potentissimo Guidubaldo Maria Riccardelli.

Ma di cosa parla davvero il film?

Innanzitutto va fatta una piccola ma doverosa premessa: il film che visionavano, quasi ossessivamente, i poveri impiegati della megaditta di Fantozzi aveva cambiato il nome per una questione di diritti cinematografici.

Potëmkin divenne Kotimkin, pur attingendo alle scene del film.

La corazzata Potëmkin NON È una “cagata pazzesca”: è un Capolavoro del Cinema ancora oggi.

Molte delle inquadrature durano poco più di 2 secondi, il montaggio affinò la tecnica già usata dal regista per il suo precedente Sciopero! e forza lo spettatore a “coprire” gli spazi mancanti, a fare associazioni mentali tra ciò che vede e ciò che immagina, la scena della scalinata resta una delle scene più belle di sempre (omaggiata anche da Brian De Palma ne Gli Intoccabili)… Ejzenstejn fu un Maestro vero e proprio.

Tra l’altro lo stesso professore ne esalta le scene e questo pathos pregnante e sentito.

La pellicola narra la vicenda realmente accaduta dell’ammutinamento della ciurma della nave da guerra russa Potëmkin avvenuto nel 1905.

Venne proiettato la prima volta il 21 dicembre 1925.

E pochi sanno che l’Italia ebbe una parte importante in questa produzione.

Beatrice Vitoldi fu l’unica attrice italiana che recito’ nella Corazzata Potëmkin, suo unico film.

Un nome, sconosciuto a molti, ma la sua unica interpretazione la rese celebre in tutta l’ Unione Sovietica e nel cinema mondiale. Nel film di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn (è del 1925) interpreta la madre, colpita a morte dai Cosacchi, che perde il controllo della carrozzina, con il suo bambino, che precipita lungo la scalinata di Odessa.

Nata a Salerno nel 1895, emigrò con la famiglia a Riga, dove il padre lavorava come ingegnere per la Russisch-Baltischen Waggonfabrik. La famiglia si trasferisce poi a San Pietroburgo a causa degli impegni lavorativi del padre in una fabbrica di macchine utensili.
Interessata all’arte e alla politica, incontra numerosi bolscevichi come lo stesso regista del film.

Personaggio complesso ed estremamente carismatico ebbe non pochi problemi con il regime comunista e morì in solitudine nel 1939.Nel 2021 le e’ stato dedicato un cortometraggio dal titolo Beatrice.

Nonostante siano passati cento anni, la corazzata Potëmkin rimane una pietra miliare del cinema moderno e pioniere di quello che diventerà uno dei mondi più affascinanti.

Il cinema e le meraviglie della cinepresa.

Sempre grandiose, sempre straordinarie.

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