
Una donna assolutamente straordinaria per la città di Varese fu Edvige Toeplitz.
Nota in Polonia come attrice di teatro, Edvige Mrozowska (1880-1966) dopo il matrimonio con il banchiere Giuseppe Toeplitz visse lungamente nella villa di S. Ambrogio Olona, dove si stabilì durante la seconda guerra mondiale.

Grazie alla sua innata vena artistica ed intellettuale, la dimora di famiglia fu importante centro nevralgico culturale varesino. Villa Toepliz divenne una residenza di pregio e i giardini fastosi ed eleganti.
Alternò alle permanenze in terra varesina lunghi viaggi avventurosi che la condussero per il mondo, specie nell’amato Oriente. Raccontò poi le sue esperienze in libri e conferenze.


A testimonianza di un grande carisma e curiosità ho trovato alcuni estratti di lettere, scritta durante un periodo di placida tranquillità nella sua amata Varese.
Nonostante la donna provenisse da una famiglia metropolita, non disdegnava la città del marito e, anzi, vi trovava rifugio e pace.
Qui a Varese si respirano giorni di luce. Forse è la tranquillità di questa città di provincia a restituirmi la serenità o forse è l’arrivo di dicembre a portare un’apparente fase di quiete. Stamattina mi sono ritrovata in strada prima del solito. L’autista mi ha lasciata nel centro ch’erano da poco passate le nove e già le vie erano inondate di sole. L’aria era fredda, ma ho sentito volentieri lo stimolo frizzante di un inverno che finora ci è stato clemente. Se a Milano, come nel resto del mondo, non ci fosse la guerra, si vivrebbe il clima eccitato che investe la città nel mese di dicembre: per Sant’Ambrogio c’è l’inaugurazione della Scala e i milanesi in vista si fanno in quattro nel mettersi in mostra e fare sfoggio di eleganza. Ma di questi tempi è già un miracolo se il tempio della lirica è ancora in piedi.
Toeplitz Mrozowska Edvige


Grazie alla sua posizione privilegiata, ebbe modo di fare viaggi assolutamente straordinari. Il viaggio più importante e conosciuto fu la spedizione italiana in Asia centrale nel 1929. La Reale Società Geografica Italiana le affidò l’organizzazione di una spedizione sui Monti Pamir, nelle zone montuose situate al confine degli odierni Tagikistan, Kirghizistan, Afghanistan e Cina. Lo scopo della missione era esplorare aree poco conosciute delle montagne del Pamir, principalmente l’area attorno al lago Zorkul. Il viaggio programmato era complicato dalla situazione politica legata all’affiliazione della regione all’URSS. Tuttavia, Toeplitz Mrozowska riuscì a ottenere i permessi necessari e ad assicurarsi i finanziamenti per la spedizione.
La donna conosceva la Russia ed in passato era stata anche a Mosca.


Sono polacca, sono nata a Janowice, nella provincia di Kielce, e conosco il fascino malinconico della campagna innevata. Per questo amo l’inverno, anzi lo cerco. Ma lo amo di più ora che il mondo è impazzito e la guerra ci costringe tutti, donne, bambini, vecchi, a starcene in casa. Dal freddo dell’inverno ti pare ti poterti riparare solo nella tua casa, con quei piccoli mezzi e sotterfugi che ogni famiglia conosce, e così mentre sfuggi al freddo sfuggi anche alla paura delle sirene e dei bengala che illuminano la notte, dimentichi il sentore di morte che la guerra ti rimanda per le strade e per l’aria.
Toeplitz Mrozowska Edvige
Ho girato il mondo, l’ho fatto per lavoro –quando danzavo e recitavo- ma l’ho fatto soprattutto quando ho lasciato l’attività artistica, per curiosità. Se Dio me lo concederà, finché ne avrò le forze, continuerò a esplorare la terra, così come di notte mi piace esplorare il cielo e spiare le galassie con il telescopio dalla torretta della villa.
La sua unione con il noto e potente banchiere fu felice ma non sempre facile. La posizione del consorte e il ruolo ricoperto richiedevano una profonda ed accurata conoscenza delle buone maniere ed un comportamento sempre impeccabile per l’alta società.
Per anni sono stata ballerina e attrice, poi sono diventata la moglie di un importante banchiere, di un uomo potente. Come moglie di Giuseppe Toeplitz ho recitato per bene la mia impegnativa parte. Ho imparato subito a ricevere con garbo, a conversare amabilmente –il nostro salotto milanese di via Telesio era frequentato dai nomi più noti-, a dire la parola giusta al momento giusto. Mi sono esercitata a contenere le passioni da palcoscenico e gli acuti della voce, a camminare senza far rumore, non un passo in più, mi dicevo, come sul parquet.
Toeplitz Mrozowska Edvige
Ma mi mancava quel rumore di passi sul legno, anche il banchiere mio marito se n’era accorto. La nostra assiduità alle serate in teatro dipendeva dal mio desiderio di sentirmi ancora in qualche modo vicina allo spettacolo e dalla sua accondiscendenza verso questa mia necessità. Toeplitz mi ha amata e fortemente voluta come seconda compagna della sua vita. L’avevo sedotto, da quel palco che ho poi dovuto abbandonare per la cagionevole salute, con il mio fisico minuto e la mia voce melodiosa. La vedovanza e la paternità, ma soprattutto la sua maturità di uomo, l’hanno spinto a cercarmi in moglie con molta più energia dei miei precedenti, giovani spasimanti.
È bellissimo, tuttavia, scoprire cosa la signora Toeplitz provasse nei confronti della città giardino. Un luogo apparentemente di provincia, al confine con la Svizzera, benestante ed operoso, eppure così dinamico e sorprendente.
Lei ne rimase affascinata e rapita, come scrisse nei suoi diari.

Ora il mio territorio è questo della piccola Varese, dove riposa Giuseppe Toeplitz.
Toeplitz Mrozowska Edvige
Sarà qui anche il mio definitivo porto.
La gente mi conosce, mi saluta con gentilezza. Ogni giorno mi faccio accompagnare con l’auto nel centro, per sbrigare le incombenze che mi toccano per la gestione della casa e per provvedere alla mia vita.
Spesso entro nella banca ch’era di mio marito, nel palazzo che ospita la Commerciale. Gli impiegati mostrano tutti grande deferenza per me. C’è una giovane che mi ispira simpatia. Ha grandi occhi verdi e una bella treccia scura attorno al capo. Mi piace di lei quel garbo signorile, che va aldilà della comune cortesia. Porta il grembiule nero con eleganza, ha mani piccole e aggraziate, com’è tutta la sua persona. Da qualche tempo un’ombra di malinconia sembra turbare la predisposizione alla serenità che fa parte del suo carattere. So che ha patito un grave lutto e ho l’impressione che dietro l’apparente compostezza resistano preoccupazioni e problemi. Ma la quieta fermezza dei suoi occhi mi vieta di indagare.
Avverto imbarazzo, davanti a lei e a tutti gli altri suoi colleghi, del mio privilegio di sfollata benestante.
Questa mattina ho voluto comunque fare gli auguri di Natale a tutti. Mi sembrano importanti, in momenti così difficili, anche i minimi gesti. Alla gentile impiegata dagli occhi verdi ho regalato due saponette alla violetta. Le ha prese con le sue mani piccole, mani leggere, mi è parso, come colombe.
Poco dopo mezzogiorno ero di nuovo a casa. Ho pranzato sola, come quasi sempre ormai, da quando, sei anni fa, è mancato mio marito. La sua morte mi ha privato della sua intelligente presenza e del suo affetto generoso. Ma non mi lamento. Alla morte non ci si può opporre. E la mia vita è stata piena di sole.

Una mente brillante e curiosa con radici ben salde negli affetti, ma con lo sguardo sempre rivolto alle meraviglie del cielo ai suoi tramonti.
Sognatrice concreta, curiosa cittadina del mondo.

Dove, intanto posso cercare conforto?
Toeplitz Mrozowska Edvige
O forse nel cielo. La luce di oggi è di un nitore consolante. Stasera mi metterò al telescopio. Anche da questa piccola città, nonostante la guerra, posso correre per l’universo. E il cielo di dicembre è il più adatto alle scorribande notturne.


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