
Ci sono figure che rimangono impresse nell’immaginario collettivo italiano.
E Fantozzi è tra uno di questi.

Un documentario che analizza a 360* la figura e la personalità di Villaggio. Uomo non sempre facile e artista spesso complesso ma straordinario nella sua genialità.
Non credo che esista, apparte il grande Totò, un personaggio così radicato nella cultura di massa.
Sono stati coniati persino aggettivi come “Fantozziano” per definire un atteggiamento tipicamente servile e sottomesso.

Paolo Villaggio era ironico e scanzonato nei suoi atteggiamenti e pensieri. Meravigliosamente svergognato nello sbattere in faccia le verità ipocrite di una società alla deriva. Amico fraterno di Fabrizio de Andrè, per cui possiamo definirli come menestrelli del libero pensiero.
Il primo cantautore della realtà e l’altro artista della risata amara.

Profondamente amara perché sbatteva l’Italia in faccia all’Italia stessa che rideva.
Sghignazzava pensando alla bruttezza della Pina e di Mariangela esattamente come faceva delle mogli dei colleghi ma soprattutto derideva Fantozzi.
Il quale non era altro che una proiezione di un atteggiamento tipicamente italico. Quello del servilismo interessato, l’annullamento di ogni pensiero per sottostare alle prepotenze dei ricchi padroni.

Basti pensare anche alle stesse fattezze del ragioniere: tracagnotto, dimesso e ingobbito.
I presidenti delle megaditte invece erano alti, algidi ed eleganti.
Geniale in un pensiero che attingeva alla realtà stessa.

Un prodotto interessante e ben fatto, che fa riflettere e regala un ritratto vero e intenso di uno degli artisti italiani più incredibili della nostra epoca.
Villaggio: l’artista che si mascherava da impiegato.

