
Quando ho iniziato a scrivere in questo piccolo blog, il mio desiderio era quello di raccontare bellezza, arte e diffondere cultura. Per me è fondamentale scoprire quanto è bella la realtà che ci circonda. Spesso diamo per scontato il nostro piccolo angolo di mondo, ma ciò rappresenta un grosso errore.
Viviamo in un paese contradittorio ma meraviglioso.
Eppure, nonostante questo, ci sono dei veri scempi che devono essere denunciati in nome di quello stupore che dobbiamo preservare. Consapevoli che la nostra voce può fare molto.
Una voce di sdegno può far scaturire un’ondata di rinnovamento incredibile.
Oggi è il turno della tomba dei coniugi Toeplitz, rispettivamente Jósef Leopold Toeplitz e Jadwiga (detta Edvige) Stanisława Mrozowska.


Due personalità molto importanti per la comunità varesina e non solo.
Toeplitz fu un banchiere famoso a livello internazionale, amministratore delegato della Banca commerciale italiana (Bci), ed estimatore della città di Varese. Assieme alla consorte, infatti, stabilirono la loro residenza nella villa omonima situata nel quartiere sant’Ambrogio.
La residenza, di cui ho parlato in un mio articolo, (che potete trovare al seguente link: Villa Toeplitz), venne lasciata in dono al comune e venne definita da Indro Montanelli «Una villa da queste parti è insieme un delizioso rifugio ed una invidiabile situazione, il segno di raggiunto benessere, l’emblema del fido in banca, come il palco alla Scala.»



Oggi è un parco pubblico, meta di visite e momenti di svago di tanti visitatori. Non solo: le è stato anche dedicato un volume prezioso e importantissimo che sicuramente regala ulteriori particolari storici e narrativi. Il libro si intitola “Villa Toeplitz di Varese” (edito da Macchione editore) ed è stato scritto dal critico letterario Bruno Belli, personalità conosciuta e apprezzata a livello nazionale.
Tuttavia, il soggetto prevalente del mio articolo riguarda la tomba dove riposano i due benefattori assieme ai genitori della signora Toeplitz. Uno spettacolo tutt’altro che di delizia.
Essa è posizionata nel quartiere dove si trova la villa che essi tanto amavano. Praticamente a pochi metri l’una dall’altro.

La struttura della sepoltura è composta da una cappella, voluta dallo stesso banchiere, dove padroneggia un dipinto in cui è presente la figura di un prelato su cui vi sono opinioni diverse. Grazie ad un interessante articolo della giornalista Francesca Bonoldi, che già si era attivata assieme al gruppo de “La Varese Nascosta” per denunciare il tutto e trovare possibili soluzioni, è possibile ricostruire quanto ora è praticamente in rovina.
A testimonianza che la comunità ha voluto richiamare l’attenzione su questo increscioso spettacolo.

Jan Rosen, artista polacco, fu il creatore di questa preziosa opera e secondo alcune ipotesi il prelato misterioso sarebbe sant’Oddone, abate di Cluny. Altri vedono nella figura Alfredo Ildefonso Schuster, protagonista di molte vicende legate alla città di Varese.
In ogni caso, il degrado non ne permette la corretta identificazione e cura che meriterebbe.

I cippi funerari di Joseph ed Edvige rispecchiano le loro origini polacche: la struttura è semplice e sembra quasi voler accogliere chi vi si reca in saluto in preghiera. Le lapidi sono prive di foto e orpelli, semplici e scarne. Lo stesso recinto, dove essi riposano, è privo di verde e adornato da qualche fiore lasciato dai passanti.
Gli archi che la sormontano creano scorci di luce che illuminano tutta l’area. E’ bellissimo notare che in qualsiasi periodo dell’anno si venga in visita, i raggi del sole accarezzano il volto di chi osserva. Come una sorta di benvenuto da parte dei coniugi Toeplitz: persone sicuramente di alto rango, ma, come le cronache del tempo riportano, sempre pronti ad aiutare il prossimo.
La stessa Edvige fu una pioniera nella lotta all’emancipazione.

E’ assolutamente necessario fare qualcosa e agire tempestivamente per evitare che la situazione degeneri: il soffitto della piccola cappella sta praticamente cadendo ed è stato messo in sicurezza. Ma ciò non toglie che la visione faccia davvero male e sia una vergogna verso una famiglia che tanto ha donato alla comunità.
Non essendoci eredi diretti, quantomeno noti, sarebbe il caso che le istituzioni intervenissero.
Il mio articolo non vuole generare polemica sterile, ma bensì porre attenzione su un fatto evidente e problematico.
Per il bene di tutti e per la memoria e dignità di una famiglia.



2 pensieri riguardo “Una tomba speciale ma dimenticata”