
Edvige Mrozowska fu una donna di grande personalità e carisma. Curiosa, colta e intraprendente: non sicuramente semplice consorte di uno degli uomini più potenti d’Italia.
Cercò di ricreare, grazie al suo estro artistico e alle passioni che la contraddistinguevano, una villa meravigliosa nel quartiere sant’Ambrogio.
Venne utilizzata inizialmente come residenza di campagna della famiglia tedesca Hannesen.
La Villa prende il nome dal banchiere polacco Giuseppe Toeplitz, che divenne proprietario nel 1914. Anch’egli la utilizzò come seconda casa, fino a poi stabilirsi definitivamente una volta ritiratosi in pensione.

La moglie rimase incantata dal meraviglioso panorama e dalla calma placida e rilassante del luogo. Così decise di coordinare in prima persona i lavori di ristrutturazione.
Iniziarono dunque ad essere progettati e sviluppati notevoli abbellimenti al parco, ampliato fino a quasi otto ettari, con canalizzazioni e giochi d’acqua. L’aspetto doveva essere quello di una piccola, suggestiva e raccolta dimora dove era possibile rilassarsi all’ombra di alberi secolari e cullati dallo scroscio dell’acqua dei fontanili.
Con un disegno innovativo e moderno era stato previsto un sistema per incanalare l’acqua del vicino Monte Martica: i giochi d’acqua, costituiti da una monumentale gradinata e cascate in porfido interrotte da fontane a mosaico e marmo grigio di Carrara, si aprivano fra la vegetazione del Parco, modificata da Toeplitz con l’impianto di siepi di cipresso e di macchie arboree di conifere.


Grazie al contributo dell’ ‘architetto Goraska e al pittore Rosen , con i quali la coppia intrattenevano rapporti di amicizia, venne costruita una piccola cappella. Gioiello d’arte e devozione che testimonia il profondo legame con la fede dei coniugi Toeplitz.
Lo stesso artista polacco fu anche creatore della meravigliosa opera che dovrebbe accogliere chi si reca in visita alla tomba di Giuseppe ed Edvige, situata a pochi metri dalla villa.
Come ho già scritto ampiamente e documentato con foto, il luogo dell’eterno riposo di due persone tanto straordinarie versa in condizioni indegne di un paese che dovrebbe rispettare morti e civiltà.


Una superficie di circa quattro ettari al giorno d’oggi, caratterizzati da un’originale architettura di vialetti impreziositi da numerose varietà di specie esotiche e rallegrati dai giochi d’acqua.
Grazie all’amore per l’oriente della proprietaria di casa, si possono ritrovare profili orientaleggianti sia nelle vasche che nelle fontane: una sorta di richiamo ai tanti viaggi fatti in terre lontane ricche di storia e fascino.
Inoltre la flora è ancora oggi rimasta praticamente quella di un tempo: conifere arboree di diverse specie, castagni, betulle, frassini, un faggio e filari di tigli. Un meraviglioso e variegato affresco di bellezze naturali, sapientemente studiato e purtroppo, mai adeguatamente apprezzato.

A testimonianza di una personalità assolutamente fuori dal comune, basti pensare che Edvige fece costruire un piccolo ma suggestivo e funzionale osservatorio. Lei, che tanto amava l’esplorazione, adorava osservare le stelle dalla torretta della villa e studiarne le varie costellazioni.
Profondamente moderna in un mondo ancora troppo legato all’immagine di una donna sottomessa e perfetta padrona di casa.

Ho cercato di dipingere un ritratto a 360° di una donna assolutamente preziosa per la nostra comunità. Nonostante siano passati tanti anni, è innegabile che sia parte di una storia da non dimenticare.
E pertanto, in nome di quella fede che lei tanto aveva cara, che noi de “La Varese Nascosta” siamo in prima linea per porre l’attenzione sul luogo dove Giuseppe ed Edvige Toeplitz riposano.
La civiltà passa anche attraverso il rispetto e il ricordo dei nostri defunti.

Potete trovare gli articoli scritti riguardo allo stato della tomba Toeplitz e alla storia di una famiglia.
- Una tomba speciale ma dimenticata
- Edvige Toeplitz: l’esploratrice varesina
- Villa Toeplitz
- L’importanza del ricordo.

