La clausura dell’ anima

Oggi voglio raccontare di un libro che mi ha sconvolto. Conoscevo la storia di Virginia Marianna de Leyla, ma quest’opera è la voce che lei è mancata.

Diario di un’anima dannata e condannata alla clausura fin da che era in grembo materno. Oggetto di meri calcoli e mai veramente considerata essere umano.

l romanzo di Marina Marazza ci porta nel cuore di una Milano seicentesca dominata dal rigore controriformista spagnolo, dove l’autrice rielabora con sensibilità contemporanea la celebre vicenda storica di questa donna.

Nonostante diversi secoli ci separino  dai fatti raccontati è innegabile sentire una forte connessione, i sentimenti e i dolori si possono davvero percepire.

La scrittura è fluida, introspettiva e meravigliosamente descrittiva. Sembra di essere catapultati nei drammatici anni.

Il testo ricrea perfettamente l’atmosfera opprimente dell’epoca, dove il fanatismo religioso e l’Inquisizione dettano legge, contrastando con la profonda narrazione di una passione proibita.

Complice una vita già decisa in partenza, senza possibilità di cambiamento o qualsivoglia svago.

Tutto era deciso, in nome della potenza di un nome potentissimo.

Chiusa in una rassegnazione che mai seppe profumarsi di speranza.

La protagonista Marianna, alter ego letterario della vera Virginia de Leyva, emerge come figura complessa: vittima di una monacazione forzata, ma al contempo capace di trasformare la sua ribellione in una pericolosa liaison con Paolo.

Quest’ultimo è dipinto, giustamente come il più perfido manipolatori. Gentile ed educato nei primi approcci. Dolce nei pensieri e delicato nei primi, fugaci, momenti di tenerezza. Emozioni che la donna mai ha potuto provare.

La relazione tra i due degenera in una spirale di violenza e dipendenza affettiva. Marianna cerca Paolo e ne diventa succube, assecondando ogni suo ordine e capriccio.


Marazza costruisce con maestria la tensione narrativa, equilibrando gli elementi storici documentati con l’esplorazione psicologica dei personaggi. Il convento di clausura di Monza diventa un microcosmo dove si intrecciano dinamiche di potere, complicità e invidie, mentre fuori le mura conventuali il clima inquisitorio si fa sempre più minaccioso.

Dapprima riverente, connivente silenzioso ed estremamente permissivo. Basti pensare che alla donna vennero date 4 suore come dame di compagnia e degli appartamenti sontuosi dove la famiglia gli preparò ambienti ricchi e sontuosi.

Una opprimente e soffocante prigione dorata. Salvo poi essere tutto completamente ribaltato quando le malefatte iniziano ad essere troppo manifeste.


Un romanzo che va oltre il mero scandalo storico, approfondendo temi universali come il conflitto tra dovere e desiderio, tra imposizioni sociali e libertà individuale. L’autrice non si limita a raccontare una storia di passione trasgressiva, ma dipinge un affresco sociale dove la religiosità oppressiva dell’epoca si scontra con gli impulsi più autentici dell’animo umano.

Particolarmente riuscita è la descrizione della progressiva discesa dei protagonisti in un vortice di intrighi e violenza, fino al versamento di sangue innocente, mostrando come la passione proibita possa trasformarsi in una forza distruttiva quando viene repressa e condannata dalla società.

Squarcio di pensieri sparsi di una vita spezzata sul nascere, instradata sulla via della perdizione e profondamente sola.

Mortalmente sola e sepolta viva prima che la Chiesa la condannasse.

 

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