La Regina della Belle Époque

“..la sola donna che riusci’ a sbalordirlo, coltivava le scienze magiche con tale assiduita’ e passione, da mantenere in casa sua, talvolta per mesi e per anni, delle veggenti e delle maghe, esattamente come i principi del Rinascimento avevano al loro fianco l’astrologo e il giullare”

T. Antongini, Vita segreta da di D’Annunzio.

Nata Luisa Adele Rosa Maria Amman a Milano, il 23 gennaio 1881, figlia di un ricco produttore di cotone, la futura marchesa visse nell’agiatezza di una città di fin de siècle, trascorrendo un’infanzia solitaria sfociata nella prematura perdita dei genitori.

Niente lippa o campanella per il diletto della bambina, ma tomi biografici di Sarah Bernhardt, Elisabetta d’Austria e Cristina Oldoini, Contessa di Belgioioso.

Orfana, e quindi al contempo ricchissima ereditiera, Luisa sposò, all’inizio del nuovo secolo, Camillo Casati Stampa di Soncino, da cui ha la sua unica figlia, Maria Cristina, nata nel 1901, e di cui conserva il nome nonostante due matrimoni successivi – rispettivamente con Francis Hastings, sedicesimo conte di Huntingdon, e con Lord Wogan Philipps, secondo barone Milford -.

Intraprese una turbolenta relazione quarantennale con Gabriele D’Annunzio, che provocò uno scandalo e rese la donna eccentrica, a partire dall’abbigliamento e dal vistoso trucco che sfoggiava.

Lui la soprannomina Kore, Regina degli Inferi; lei ricambiò l’amante col soprannome di Ariel, spirito dei venti e stizzosa presenza magica ne La Tempesta di Shakespeare.

Iniziò la metamorfosi.

In lei riunisce i volti e gli usi delle donne che l’hanno ispirata: una biacca bianca verginale e orrifica emula gli strati di cipria della Principessa di Belgioioso, che si vuole candida per esplorare l’occulto come una nimula tra pendoli e tarocchi; capelli rosso fuoco come la ballerina superba Bernhardt e abiti scenografici prestati dal guardaroba arroccato nel borgo rosso mattone toscano della patriota Contessa Virginia di Castiglione. 

Nel 1910 la Casati acquistò a Venezia l’abbandonato palazzo Venier dei Leoni, oggi sede della fondazione e museo Peggy Guggenheim. Questo palazzo con ampi giardini fu la sua residenza fino al 1924. Celebre la sua festa dove riservò per una notte l’intera piazza San Marco, dove, nelle serate «normali», amava passeggiare nuda, coperta da un mantello di pelliccia. Questo accadeva mentre il servitore d’ordinanza reggeva una torcia in modo che i passanti l’ammirassero. Nei giardini del palazzo Luisa Casati accolse corvi albini, pavoni e ghepardi. Lì si tenevano anche feste ed appuntamenti mondani.

Luisa Casati si spense il 1 giugno 1957 a Londra, venendo sepolta con le immancabili e lunghe ciglia finte come ultimo sguardo volutamente idilliaco sul mondo. Figura simbolista incarnante il sogno decadente di Pierre Louÿs e di Huysmans, la Marchesa tornerà ancora una volta, trionfante, all’Opera Garnier, in occasione della sfiata Haute Couture primavera estate 1998 Dior, firmata da John Galliano.

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