Jan Henryk Rosen il suo viaggio in Italia

A Villa Toeplitz lavorò su commissione per la famiglia omonima un artista poco conosciuto nel nostro paese ma che ebbe un grande risalto in Polonia, suo paese natale.
Jan Henryk de Rosen fu un’artista noto soprattutto per murales e mosaici.

Nacque a Varsavia dal pittore Jan Rosen e Wanda nata Hantke,da una ricca famiglia ebrea convertita al calvinismo nel XIX secolo.

Il padre era un pittore polacco e storico, che tra le altre attività lavorò come pittore alla corte degli ultimi zar di Russia, Alessandro III e Nicola II, ma il suo lavoro era principalmente dedicato alla storia militare polacca ed, anche oggi, è spesso utilizzato come fonte storica nei libri di testo di storia odierni.

Il giovane pittore trascorse l’infanzia a Parigi con le sue due sorelle, Maria e Zofia (che divenne una scultrice), e si racconta che inizialmente scrisse poesie prima di decidere di dedicarsi alla pittura. Durante la prima guerra mondiale si arruolò per la prima volta nell’esercito francese, presso l’ 11° reggimento di corazzieri, raggiungendo il grado di capitano nell’esercito polacco e guadagnandosi una serie di onori militari.

Fino al 1921, De Rosen studiò pittura a Varsavia dove tenne la sua prima grande mostra lo stesso anno, mentre lavorava per il Ministero degli Affari Esteri polacco.

Nel 1925 l’arcivescovo armeno Józef Teodorowicz di Leopoli gli chiese di dipingere i murales all’interno della restaurata Cattedrale armena di Leopoli; terminò l’opera nel 1929, insieme a un altro artista polacco Józef Mehoffer che dipinse i soffitti lì.

Dopo quell’importante lavoro, Rosen continuò con la sua arte religiosa in Polonia e all’estero, tra gli altri dipinse murales nella Cappella di San Giuseppe di Kahlenberg vicino a Vienna, in Austria, e su richiesta di Pio XI due murales nella residenza papale di Castel Gandolfo.

Durante gli anni ’30, De Rosen insegnò al Politecnico di Leopoli. Nel 1939 si trasferì negli Stati Uniti, su richiesta dell’ambasciatore polacco conte Jerzy Potocki per dipingere dei murales all’ambasciata polacca a Washington raffiguranti il ​​re Jan III Sobieski a Vienna.

Continuò a completare commissioni su larga scala per chiese e altre istituzioni e fu professore di ricerca di arte liturgica presso la Catholic University of America a Washington.

Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, De Rosen fu costretto a rimanere negli Stati Uniti, preoccupato anche dalle sorti del popolo ebraico. In seguito divenne membro corrispondente del Polish Institute of Arts and Sciences of America.

Continuò a dipingere opere d’arte religiose e di altro tipo per tutta la sua tarda vita mentre viveva negli Stati Uniti, tra le altre De Rosen dipinse una tela di San Stanislao di Szczepanów per Papa Giovanni Paolo II.

Due dei mosaici di De Rosen sono tra i più grandi al mondo: uno nella cupola della Nuova Cattedrale di St. Louis, Missouri e il suo mosaico di Cristo in Maestà nella cupola della Basilica del Santuario Nazionale dell’Immacolata Concezione a Washington, D.C., che misura 3.610 piedi quadrati.

Nel 2018, un murale nascosto di De Rosen è stato scoperto nella sala concerti dell’organo di Leopoli nell’ex Chiesa di Santa Maria Maddalena, Leopoli.

Morì il 22 agosto 1982 ad Arlington, in Virginia.

Durante la sua intensa attività architettonica ebbe modo di lavorare anche a Varese, su commissione dei coniugi Toeplitz: una famiglia dell’alta borghesia varesina che aveva necessità di restaurare la splendida dimora di famiglia e la cappella nel cimitero annesso.

Ne ho scritto nei seguenti articoli:

Come ho raccontato di recente, la tomba versa in condizioni precarie e indecorose. Alla luce anche dell’importanza dell’opera di Rosen che racchiude all’interno della piccola edicola, è quantomai urgente una presa di posizione contro questo scempio.

“La Varese Nascosta” attraverso soci e membri, è attiva da diverso tempo per scongiurare altri danni e riportare al suo splendore tutta la struttura.

L’opera di Rosen, anche se non completamente visibile a causa dei calcinacci caduti, è suggestiva e ricca di fascino. Sembra che le figure vogliano accogliere chi vi si reca in visita.

Colori vibranti e figure che si ergono statuarie.

Una meraviglia da conservare e custodire.

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