La prima donna d’Italia

Vogliano le donne felici e onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori e alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata felicità!”

In Italia è spesso consuetudine regalare l’oblio ai personaggi scomodi e coraggiosi. Stasera voglio raccontare di una donna speciale e che vide un futuro possibile quando gli altri ergevano confini insormontabili.
A questa donna, celebre in tutta Europa nell’ottocento per l’impegno politico e sociale e poi inspiegabilmente dimenticata, Milano dedicò, a 150 anni dalla morte, la prima statua che rappresenta una donna non a tema religioso, posta al centro di Piazza Belgioioso, di fronte al palazzo di famiglia e accanto a casa Manzoni.

Nel cuore pulsante della città, vicinissima alla Scala e alla chiesa di San Fedele: luoghi dove l’élite maschile si riuniva e decideva le sorti anche delle loro figlie e consorti.

Cristina nacque nella famiglia Trivulzio, il , 28 giugno 1808, in una delle più nobili casate meneghine, e sposò giovanissima il principe di Belgioioso da cui si separò ben presto non sopportando continui tradimenti. Una scelta che causò non pochi malumori e la rese invisa all’alta società di Milano, conservatrice e perbenista.

Il buoncostume dell’epoca l’avrebbe voluta remissiva e accondiscendente al compagno fedifrago. Le scappatelle e le relazioni extraconiugali maschili erano un fatto del tutto accettato, ma per le donne le cose erano molto diverse.

E Cristina pagò molto caro il suo dire no ad un matrimonio di facciata e alla sottomissione austriaca del suo paese.

Per il suo impegno a favore dell’Unità d’Italia  fu perseguitata dalla polizia austriaca e obbligata a fuggire in Francia, dopo la confisca dei beni di famiglia.

A Parigi iniziò a scrivere e a partecipare al dibattito politico e culturale del tempo, aprì un salotto frequentato dai più noti intellettuali, strinse amicizia  con Heinrich Heine, Liszt, de Musset, tenne una corrispondenza epistolare con La Fayette, scrisse articoli e finanziò la pubblicazione di giornali politici e patriottici.

Di lei, rimane il prezioso e suggestivo ritratto di Francesco Hayez, conservato a Firenze in una collezione privata.

In questo ritratto è seduta, indossa un abito da sera in velluto di seta nero con riflessi bluastri dalla grande scollatura a barchetta, e le ampie maniche hanno le aperture fermate da spillette d’oro, come piccoli bottoni, dai quali appena s’intravede la lucente fodera bianca sottostante.

I capelli davanti sono fatti a boccoli con il ferro caldo e le scendono quasi in verticale sulla fronte e sugli zigomi, in alto invece sono raccolti in un nido di trecce e porta un anello all’indice, dei grossi orecchini chandelier, forse di madreperla, con un elaborato e largo bracciale in filigrana d’oro al polso sinistro.

Un ritratto che lascia immaginare la bellezza e il carisma di una donna che immaginava un futuro oltre il suo tempo.

“Elle avait des yeux terrible de sphinx si grands, si grands que je m’y suis perdu e que je ne m’y retrouve pas”,
“Aveva terribili occhi da sfinge così grandi, così grandi che mi perdevo in essi e non riuscivo a trovare la strada.”

Alfred de Musset

Dopo l’Unità d’Italia la sua presenza nella vita politica divenne marginale, si ritirò a vita privata e si dedicò ai primi tentativi di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei contadini e di istruzione gratuita per i ragazzi delle classi meno abbienti.

Nel 1840 aprì la prima scuola per i bambini dei suoi possedimenti a Locate Triulzi (Milano), scuotendo le certezze dei nobili lombardi, illuminati ma non troppo.

A tal proposito, vi fu una diatriba abbastanza accesa tra lei e Alessandro Manzoni, fortemente contrario all’insegnamento gratuito ai ceti più poveri.

Ma se facciamo studiare i figli dei contadini, poi chi coltiverà le nostre terre?”: così si espresse l’autore de ” I Promessi Sposi”, liberale immaginario(o meglio ipocrita).

Morì nella sua amata Milano, il 5 luglio 1871.

Era una donna indipendente, forte, determinata, anticonformista e coraggiosa tanto che Carlo Cattaneo la definì “la prima donna d’Italia”.

Prima di tante, affinché nessuna donna rimanesse ultima.

Quelle poche voci femminili che si innalzano chiedendo dagli uomini il riconoscimento formale delle loro uguaglianza formale, hanno più avversa la maggior parte delle donne che degli uomini stessi. […] Le donne che ambiscono a un nuovo ordine di cose, debbono armarsi di pazienza e abnegazione, contentarsi di preparare il suolo, seminarlo, ma non pretendere di raccoglierne le messi

Cristina Trivulzio di Belgioioso

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