Il Maestro, la guida e il letterato.

E oggi parliamo della guida di Dante.

Ma chi era esattamente Virgilio? Scopriamo insieme la sua vita.

Celebrato da Dante Alighieri, che lo rese guida di Inferno e Purgatorio nella Divina Commedia, Virgilio merita senza dubbio l’appellativo di massimo poeta di Roma.
La sua nascita è collocata nel 70 a.c. ad Andres, piccolo paese vicino a Mantova. Gli studi di Virgilio iniziano a Cremona presso la scuola di grammatica, proseguono con
l’ approfondimento della retorica a Milano e dell’arte dell’ eloquenza a Roma.

Le sue doti eccelse si fanno notare fin dagli esordi scolastici. A soli 15 anni Virgilio ottiene infatti la toga virile.
Se l’obiettivo di Virgilio era diventare avvocato, la timidezza e i difetti di pronuncia divennero causa scatenante per l’abbandono di questo settore.

Per fortuna, con il senno di poi. Ciò fu evidenza in occasione del suo primo discorso in pubblico ove non riuscì a proferire parola. È dopo questo avvenimento che Virgilio decide di abbandonare l’oratoria per dedicarsi in toto allo studio di filosofia, medicina e matematica.


In una delle sue opere più importanti, Le Bucoliche, Virgilio accenna a ciò che stava accadendo nel periodo storico molto complicato dopo la morte, nel 44 a.c., di Giulio Cesare. Nel 41 a.c. iniziarono delle confische di territori destinati alla ricompensa dei veterani della battaglia di Filippi, tra cui i terreni di Mantova di Virgilio. Questo evento fu profondamente traumatizzante per Virgilio.

Nel 43 a.c. è infatti costretto a trasferirsi prima a Roma e poi a Napoli. Qui Virgilio frequenta la scuola epicurea di Filodemo e Sirone e conosce Orazio. Questi due avvenimenti, uniti al dramma dell’esproprio, sono per Virgilio fonte di estrema ispirazione. Ed è così che inizia a scrivere la sua prima opera: le Bucoliche. Il titolo significa “canto dei bovari” ed è, come si deduce, un poema a sfondo pastorale.

Ma descriverlo così sarebbe riduttivo. L ’architettura stilistica si mostra attenta e ricca di temi poetici ed intromissioni letterarie, volte a introdurre il paesaggio italico familiare e quello idealizzato dell’Arcadia. Degna di menzione è l’introduzione dell’ autobiografia, tema fino ad allora inesplorato nella letteratura.

Le Georgiche
Composto tra il 36 a.c. e il 29 a.c. a Napoli le Georgiche, suddivise in quattro tomi, sono il secondo capolavoro riconosciuto di Virgilio. L’opera risente dell’influenza degli scritti agricoli di Varrone e della cerchia letteraria a cui era Virgilio era stato introdotto da Orazio, ormai divenuto amico intimo. La scrittura ha uno stile meditato e erudito, con un forte riferimento alla poesia greca ellenistica. L’ aspetto didascalico è preponderante, con uno sforzo di trasformazione in poesia di dettagli tecnici e astronomici, di per sé estranei all’ambito.



Anche se al centro della narrazione ci sono il tema del lavoro nei campi, il reale scopo è regalare un modello di suddivisione della società. Il poema, prezioso di consigli per la vita contadina, infatti tratta anche più genericamente i problemi del vivere stesso. Le varie digressioni presenti, tra cui le guerre civili e la peste negli animali, oltre a un’architettura formale ben definita dell’opera donano una polarità tra vita e morte che invita alla riflessione.

L’opera più celebre di Virgilio,ossia l’ Eneide,venne composta in un vasto arco di tempo che va dal 29 a.c. al 19 a.c. In un periodo in cui l’epica si ispirava prettamente a Ennio, l’ Eneide si pone invece come proposito quello di riprendere l’epica tradizionale latina, tra cui in primis quella di Omero. Ispiratosi al Iliade e l’Odissea, l’ Eneide, suddivisa in dodici libri racconta le peripezie di Enea e la guerra di Troia.

Di denso significato politico e storico, Virgilio presta particolare attenzione al linguaggio, molto elevato, colto e distante dalla lingua all’epoca in uso. La grande novità presente nell’opera è l’introduzione di collegamenti delle parole con termini non poetici di livello medio.

La caratteristica basica e rivoluzionaria di Virgilio è l’estrema attenzione alla soggettività e la possibilità data al lettore di spunti di riflessione. Tutte queste modalità vengono mitigate dalla funzione oggettivante proclamata dall’autore. Questo miscuglio di intenti e le sue indubbie capacità letterarie, contribuirono a conferire a Virgilio l’appellativo di Omero Romano, nonché poeta più importante dell’intero periodo romano. Fu Virgilio il modello con cui chiunque successivo a lui dovette confrontarsi. Estremo omaggio a Virgilio venne fatto da Dante Alighieri, che lo rese guida del protagonista attraverso il Purgatorio e l’Inferno.

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