La statua che fa paura.

Ho scoperto, quasi casualmente, la vicenda legata ad un’opera presente nel Duomo di Milano. Essa ritrae San Bartolomeo “scorticato”. Scopriamo la vita di questa figura.

La tradizione racconta della sua vita missionaria in varie regioni del Medio Oriente tra cui la Mesopotamia. Secondo alcuni, forse si spinse fino all’Atro patene e all’India. Secondo la tradizione riuscì a convertire alla fede cristiana diverse città, moltissime persone e, tra questi, giunto in Armenia, anche il re Polimio e sua moglie.
I sacerdoti del regno però, invidiosi dei suoi successi, convinsero il fratello del re ad ordinare la morte del futuro santo.
Il complotto ebbe successo e Bartolomeo, catturato dai soldati fu condannato ad essere scorticato vivo e poi decapitato.

Ma anche qui, ci sono solo notizie frammentarie, altri infatti, collocano la sua morte nell’attuale Azerbaigian. Sicuramente il suo martirio fu tra i più atroci e dolorosi mai provati prima. E una sua statua è presente in uno dei simboli della città di Milano.

Essa suscita stupore ed emozioni contrastanti.  Viene chiamata ” San Bartolomeo Scorticato”, venne scolpita per la Veneranda Fabbrica del Duomo da Marco d’Agrate nel 1562 ed è collocata fra l’altare di Sant’Agnese e quello della Presentazione, precisamente nell’ala destra del transetto del duomo. 

Marco d’Agrate lo raffigura privo della pelle che porta attorno alle spalle e sul corpo come se fosse un panneggio: immagine macabra ma che rende perfettamente l’idea dell’orrore a cui l’uomo venne sottoposto. Ma ben pochi sanno che questo tipo di immagine rappresentò una profonda novità per l’iconografia cristiana.

Prima di quest’opera, San Bartolomeo veniva rappresentato con un coltello in mano, simbolo del suo martirio e un libro nell’altra che indicava i Vangelo che il Santo andava proclamando. E pertanto la scelta dello scultore meneghino ruppe la tradizione in modo abbastanza rivoluzionario.

La scultura di d’Agrate è un pezzo di bravura più che dal punto di vista scultoreo da quello di vista anatomico. L’artista trasferisce lo studio dell’anatomia umana alla sua rappresentazione nuda e cruda. L’interesse per l’anatomia nel Cinquecento era sempre più attrattiva, sicuramente frutto dei tanti studi fatti decenni prima da Leonardo e Michelangelo.

Basti pensare che solo qualche anno prima, nel 1543, fu pubblicata la prima opera scientifica di anatomia di Andrea Vesalio con lo studio autoptico dell’anatomia del corpo umano mediante la dissezione dei cadaveri.

Marco d’Agrate riproduce l’esatta anatomia di un corpo scorticato trasformando la sua opera in un saggio quasi accademico.

Emblematiche furono le parole riportate dallo scultore.

 Non me Praxiteles, sed Marcus finxit Agrates,

parole incise sul basamento di san bartolomeo ad opera dell’autore.

Con queste parole Marco d’Agrate volle sottolineare il fatto che sebbene potesse essere scambiata per un’opera di Prassitele, celeberrimo scultore dell’Antica Grecia, il San Bartolomeo era una propria scultura. La scultura era stata realizzata per essere posizionata all’esterno del Duomo di Milano e non appena venne svelata suscitò l’interesse da parte di un gran numero di persone fra semplici curiosi, appassionati d’arte, d’anatomia e fedeli.

Il San Bartolomeo Scorticato però non rimase a lungo esposto alle intemperie. Con un’ordinazione capitolare del 1664 fu disposto che venisse collocato in “un luogo più acconcio all’ammirazione per gli intelligenti dell’arte”.

Preservandone la sua integrità, l’opera rimase protetta da eventuali danni ed oggi è visibile a tutti. Meraviglioso esempio di arte, bellezza e coraggio.


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